Il Premio Siani quest’anno va a lui: proprio a Giancarlo Siani, e al suo libro postumo, pubblicato da Iod, dal titolo “Fatti di camorra – Dagli scritti giornalistici”: 86 articoli scritti tra il 1980 e il 1985, che gli sono costati la vita. «Sì, avete letto bene: gli articoli che gli sono costati la vita – scrive il fratello Paolo nella postfazione – È possibile che chi scrive di certi argomenti, chi vive in certi contesti, paghi con la vita per quello che scrive. Qui è possibile».
«Giancarlo Siani era stato ammazzato per aver scritto – dice Roberto Saviano nella prefazione del libro – Rileggere i suoi articoli oggi significa trattare Giancarlo Siani non come un simbolo immobile dell’anticamorra, ma come il promotore presente e attivo di un’idea, quell’idea che era diventata il suo stile di vita, fatta di ricerca, informazione, approfondimento. Giancarlo Siani – continua Saviano – aveva capito che sono queste le armi più forti che abbiamo contro le mafie, armi che le mafie temono più delle manette, più del carcere. Leggere questi articoli significa ridare al lavoro di Siani la dignità che troppo a lungo gli è stata tolta. Leggerli significa tenere in vita Giancarlo e il suo esempio, non solo il suo ricordo».