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Il Quirinale rinuncia a Caravaggio. «Ma ora si pensi a un piano di rilancio culturale per Napoli»

«Troppe polemiche». Così il Consigliere per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica ufficializza la rinuncia al prestito delle “Sette Opere di Misericordia” per una mostra alle scuderie romane. Il presidente del Comitato di Portosalvo, Antonio Pariante: «Ottimo risultato, ma ora pensiamo a come rilanciare l’immagine della nostra città»

Caravaggio non si muove da Napoli. Il capolavoro che ritrae le “Sette Opere di Misericordia” resterà lì dov’è: sull’altare privilegiatum della cappella del Pio Monte della Misericordia, in via dei Tribunali. In questi giorni era circolata la notizia di un possibile prestito alla Presidenza della Repubblica, che sta organizzando una mostra sul grande artista lombardo alle Scuderie del Quirinale. Molte le voci contrarie, fra intellettuali e associazioni civiche, che hanno ricordato il “vincolo di inamovibilità” di questa mirabile opera, così come il suo imprescindibile rapporto col contesto sacro che la circonda. Fra le associazioni che hanno fato sentire la loro protesta c’è il Comitato di Portosalvo, col presidente Antonio Pariante.

Presidente Pariante, alla fine l’opera del Caravaggio non sarà più spostata in prestito a Roma. Commenti?
Siamo soddisfatti, ma non è il caso di riposare sugli allori. Già mesi fa fummo costretti a intervenire dopo le voci di un possibile trasferimento a Milano per l’Expo, ora per una mostra alle Scuderie del Quirinale di Roma. Non vorrei che fra sei mesi si tornasse a parlare di un ulteriore spostamento per un’opera che, oltre al vincolo di inamovibilità sancito nel 1612, è comprensibile solo nel contesto architettonico in cui è inserita.

Come fare per evitare questa eventualità?
Semplice: torniamo a parlare di una seria politica di rilancio culturale per Napoli. La nostra è una città d’arte che merita di essere visitata ben oltre il Maggio dei Monumenti o il periodo natalizio. Lo stesso Pio Monte della Misericordia dovrebbe provvedere a un profondo rilancio della propria immagine a livello internazionale. Non è possibile che oggi, in quelle sale, ci siano così pochi visitatori. Proprio in questi giorni il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha nominato il nuovo assessore con delega al Turismo, Corrado Matera. Ecco, credo che la politica, in concerto con la Fondazione del Pio Monte, debba provvedere a far conoscere a tutto il mondo le meraviglie di cui quel luogo è depositario.

In questo senso il prestito a Roma non poteva essere un’occasione di visibilità?
No, sarebbe stato solo un modo per fare cassa. Per carità: anche l’arte ha bisogno di fondi per vivere ed essere trasmessa ai posteri, ma rilanciare un piano culturale per Napoli significa proprio questo: far arrivare qui i turisti, far conoscere loro le nostre opere d’arte, le nostre chiese, il nostro centro storico che è il più vasto d’Europa. “Le Sette Opere di Misericordia” sono parte integrante di questo magnifico contesto che è la nostra città. Caravaggio non può andare a Roma non perché lo dica io, ma perché lo chiedono i cittadini napoletani, coloro che hanno a cuore questa città e le sue meraviglie.

Lei, nei giorni scorsi, ha polemizzato apertamente col Sovrintendente Luciano Garella, la cui posizione sul prestito era piuttosto “possibilista”…
Diciamo pure che il Sovrintendente ha assunto una posizione diametralmente opposta alla nostra. Per questo ne abbiamo chiesto con forza le dimissioni. Sono ormai lontani i tempi dei De Cunzo o degli Spinosa, professionisti che facevano e volevano il bene di questa città. Il Sovrintendente Garella, al contrario, si è letteralmente barricato nel suo ufficio di Palazzo Reale. Non ha proferito parola nemmeno sul fallimento del progetto Unesco per quanto concerne la riqualificazione del centro storico di Napoli, si rifiuta di incontrare cittadini e associazioni, è un fantasma di cui non abbiamo notizie. Ricordo di un progetto dell’attuale presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che appena insediatosi disse di voler eliminare le Sovrintendenze italiane. Provocatoriamente potrei chiedergli di cominciare da quella di Napoli, visto che sembra più vicina agli interessi del Palazzo che a quelli dei cittadini.

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