Caro Luca,
durante questi ultimi anni, dopo la scomparsa di tuo padre, ci siamo frequentati un po’ più spesso.
Ci ha uniti la volontà e il piacere di proporre in scena, con tanto coraggio, sacrifici e fatiche, un Teatro di grande tradizione umoristica.
Così come ci hanno insegnato i nostri Maestri.
Teatro vuol dire raccontare la lotta quotidiana che fa l’uomo per dare un senso alla propria esistenza. E noi due così abbiamo fatto. Raccontare ai giovani il nostro teatro come fatto sociale e perché imparino e si preparino al futuro.
Un popolo che non conosce il proprio passato non ha futuro.
Parte del pubblico avrebbe voluto che noi due, qualche volta, recitassimo assieme. Non lo abbiamo fatto perché rievocare sul palcoscenico il fantasma di Eduardo e Peppino, grandissimi, non avrebbe avuto senso.
Lo abbiamo fatto separatamente proponendo così al pubblico la nostra personalità, senza imitare nessuno.
Ricordo quando qualche anno fa fummo ricevuti assieme al Quirinale dal Presidente della Repubblica, per essere premiati per il nostro impegno e il nostro lavoro in Teatro.
Quando il Presidente Ciampi ci chiamò accanto a lui ti dissi sottovoce: «Ma tutto questo te lo aspettavi?». E tu mi rispondesti: «Sì, me lo aspettavo, perché noi ce lo meritiamo».
Caro Luca, io so che ci hanno sempre unito l’affetto e la stima reciproca, ma soprattutto ci ha unito l’orgoglio di essere napoletani e chiamarci De Filippo.
Da oggi in poi quando dal palcoscenico ringrazierò il pubblico che mi applaude ti sentirò accanto a me perché tu sei parte di me.
Luigi





