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Attentati di Parigi: «Per l’Isis sono prove generali. In Italia attenzione al 2020»

«Il potenziale strategico dell'Isis viene costantemente sottovalutato. Finché la propaganda politico-razzista si concentrerà sui "musulmani tutti uguali" non andremo da nessuna parte». Intervista a Bruno Ballardini, scrittore, docente, esperto di comunicazione strategica, autore del libro "Isis - Il marketing dell'Apocalisse"

Attualità 19 novembre 15

di Francesca Saveria Cimmino
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«Ora c’è bisogno di informazione vera. Basta con le chiacchiere da talk show, dove vengono invitati personaggi che ne sanno meno dell’uomo della strada». Bruno Ballardini è saggista, docente, esperto di comunicazione strategica, autore di un libro dal titolo che ora suona sinistramente familiare: “Isis – Il Marketing dell’Apocalisse”. Ne abbiamo parlato con lui, dopo gli attentati che hanno sconvolto la vita di Parigi, della Francia e dell’Europa tutta.

Che idea si è fatto di questi attentati di Parigi?
Sono prove generali. È da gennaio che nei canali dell’ISIS si parla di un grande attacco in Europa, “Qualcosa che vi farà dimenticare l’11 settembre”, dicono. E, aggiungo io, in termini strategici non potrà essere che uno swarm attack, ovvero un “attacco a sciame”. La tecnica consiste nell’azione coordinata di molte cellule che fanno attentati in luoghi anche lontani fra loro. Ma simultaneamente. A livello locale, l’effetto non è diverso da quello di un attentato, ma a complessivamente l’impatto sarebbe devastante: come quello di un’invasione totale. C’è un pericolo incombente ma nessuno ha voluto indagare sulle sconvolgenti dichiarazioni di un coordinatore dell’ISIS raccolte a fine gennaio da Mike Giglio, free lance che lavora a Istanbul: l’uomo gli ha annunciato che ben 4000 combattenti sono stati fatti passare dal confine turco e si troverebbero già in Europa per una grande operazione segreta che scatterà quando sarà il momento. Il fatto che nessuno abbia preso in considerazione dati come questi presenti in rete, che li abbia collegati e abbia preso provvedimenti, dà la misura di quanto sia sottovalutato il potenziale strategico dell’ISIS.

I terroristi che hanno agito a Parigi sono stati definiti “professionisti”. Sono “professionisti” anche nell’utilizzare nuove tecnologie, nello scegliere le immagini, nel fare i video. Si potrebbero definire miliziani e terroristi 2.0?  
Tutto l’ISIS è addestrato a un uso “professionale” non solo delle armi, ma anche dei mezzi video e dei canali di Internet, nella stessa misura. In questo senso, sì, potrebbero essere definiti terroristi 2.0… Ma c’è già una generazione successiva che viene educata a uccidere fin dalla più tenera età tramite videogame che riproducono esattamente scene reali contenute nella “filmografia” dell’ISIS. E con questa “didattica” si abituano a vedere il terrorismo come un grande, entusiasmante gioco che fanno gli adulti, a cui non vedono l’ora di poter partecipare. Questo spiega ad esempio l’assoluta indifferenza, quasi naturalezza, con cui un bambino di poco meno di 13 anni ha giustiziato una spia russa catturata dall’ISIS con un colpo di pistola alla testa, sotto lo sguardo paterno e compiaciuto di un mujaheddin adulto, in un video di molti mesi fa che ha avuto una larga diffusione. Questi bambini cresciuti su videogame creati appositamente per loro, potrebbero essere definiti la generazione 3.0.

libro isis

Il 14 luglio scorso, in un video, lo Stato Islamico dichiarò: “Copriremo di cadaveri le strade di Parigi”. La loro “strategia del terrore” è stata presa sotto gamba?
Ma chi dà retta ai video dell’ISIS? Fino adesso, nessuno. Molti nostri giornalisti, per automatismo, sono presi dall’aspetto da cronachistico a cose fatte e mai prima quando vengono lanciati segnali. Non hanno il tempo (e io sospetto nemmeno la voglia e la capacità) di andare ad analizzare i video e i messaggi che contengono. Si riducono a parlare solo di “paura” e di “terrore” che poi è l’aspetto più superficiale e meno importante di tutto questo. Ma così facendo trasmettono il loro stesso panico alla gente, facendo esattamente il gioco dell’ISIS.

Secondo Lei, arriveranno anche a Roma? E a Napoli?
No. Nei loro documenti, la presa dell’Italia dovrebbe avvenire per ultima, nel 2020. E c’è un piano dettagliato che inizia con l’azione di far saltare i collegamenti ferroviari a Bologna per spezzare le linee di comunicazione fra nord e sud, prendendo un po’ di vantaggio per le azioni successive. Ma nessuno si è dato la briga di andarsi a leggere questi documenti. C’è già scritto tutto. Questo non significa che i terroristi riusciranno a farlo, ma sicuramente la loro intenzione è quella di provarci. Mi auguro che almeno i nostri servizi segreti non sottovalutino nessuna di queste dichiarazioni, anche perché quelli dell’ISIS ragionano sui tempi lunghi e finora hanno mantenuto le loro promesse anche a distanza di parecchio tempo.

Perché è così efficace la comunicazione mediatica dell’Isis?
Perché è un intero palinsesto mirato a diversi target con format specifici. È la prima applicazione di una vera e propria strategia di comunicazione transmediale. Dietro, si riconosce la mano di veri professionisti, gente che mastica cinema e pubblicità. E inoltre è una strategia “interattiva” perché si adatta continuamente alle risposte dell’audience occidentale. È come se se ci ascoltassero in tempo reale.

Ritiene che fosse giusto mostrare i video delle loro esecuzioni? In questo modo è stato fatto “il loro gioco”?
Non ho mai detto questo. Ho detto che è assolutamente inutile dire “Noi non vi faremo vedere niente, noi ci teniamo ad una tv sana” come è stato fatto da RAI News 24, quando l’ISIS ha trasmesso e continua a trasmettere i suoi video via Internet e se ne frega di RAI News. La gente ha bisogno di informazione vera e di strumenti per capire quello che sta accadendo, non delle chiacchiere dei talk show dove vengono invitati personaggi che ne sanno meno dell’uomo della strada.

In che cosa consiste il “marketing dell’apocalisse” di cui parla nel suo libro?
Consiste nel voler imporre il proprio modello di “pensiero unico” attraverso il marketing. È sempre il marketing il motore di tutto questo. Un insieme di strategie concepite per alimentare una guerra continua dei mercati, che non può che concludersi se non con la guerra. Quella vera. In questo senso siamo di fronte a due generi di Apocalisse simmetrici e speculari: da un lato la fine del post-capitalismo che si è rivelato un modello fallimentare per lo sviluppo che ha avuto, insieme alla crisi della dei valori dell’Occidente. Dall’altra l’Apocalisse dell’Islam che da solo non riesce a trovare gli anticorpi contro la sua radicalizzazione e isolare il male che si sta diffondendo al suo interno, oltre a non aver ancora operato una riforma teologica condivisa.

isis

Quale potrebbe essere una valida strategia mediatica di difesa, oltre la censura?
Solo l’informazione vera cioè non quella dei giornali e della tv, ma quella delle fonti dirette e del giornalismo indipendente presente sul territorio. Occorre spegnere la tv, smettere di leggere i giornali, perché diffondono solo notizie superficiali se non propaganda filo americana. Bisogna ricominciare ad andare a caccia come facevamo un tempo per procurarci il cibo, su Internet, confrontando, scegliendo, collegando, seguendo tracce per arrivare a catturare la nostra preda: la verità. Poi occorre la comprensione profonda della cultura dell’Altro. Dobbiamo smetterla di credere che esista solo la nostra cultura. Finché la propaganda politica della destra e dei razzisti continuerà a inquinare il clima politico affermando l’idea che i musulmani siano tutti uguali (all’ISIS) e che vogliano convertirci e sottometterci, o altre stronzate del genere, non andremo da nessuna parte.

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