“Il codice arancione non è diventato rosso. La Protezione Civile avrebbe dovuto essere qui già dal primo giorno. Quella mattina è stata un disastro”. Fausto Pepe, Sindaco di Benevento, ricorda la giornata del 15 ottobre, quando una prima alluvione ha messo in ginocchio molti comuni del Sannio. E fa il conto degli errori commessi. Quattro giorni dopo, il 19, l’allarme arancione diventa rosso. E solo allora Fabrizio Curcio, capo della Protezione Civile, si reca sul posto, quando una seconda inondazione non ha lasciato scampo. Industrie, campi, case, scuole, ponti: i danni sono ovunque, come documenta anche il nostro videoreportage da Benevento.
“Altre volte ci hanno avvisati in tempo, stavolta no”, si sfoga Luigi Russo, un contadino di Contrada Pantano, tra le zone maggiormente colpite. Sua figlia Anna ripensa alle piccole cose della vita quotidiana che il fango si è portato con sé: le scarpe preferite, i libri del figlio, ma non si arrende. Mostra sullo smartphone la bacheca della sua pagina Facebook, dove la vita scorre senza intoppi: “Non condividerò niente di quello che è successo, non mostrerò foto di cose brutte”. E si prepara a festeggiare il compleanno della nipotina di tre anni, che spegnerà le candeline “in mezzo al mare”.
E poi ci sono i danni economici: una figlia del signor Russo ne ha subiti per 30mila euro, ovvero, ha perso oltre 30 tonnellate di grano. Il signor Russo oltre ad aver perso gli animali e 6 ettolitri di vino, ha dinanzi a sé mezzo ettaro di terreno trasformato in fango. In tutto sono 4099 le famiglie colpite dall’alluvione, secondo i dati diffusi dalla Caritas il 23 ottobre. La notte dell’inondazione l’organizzazione si è occupata di sistemare gli sfollati offrendo circa quaranta posti letto e di fornire supporto legale e psicologico a chi da un momento all’altro ha perso tutto. Ha messo a disposizione beni di prima necessità, vestiti, persino aiuto per la pulizia delle case e per la spalatura del fango. La prima settimana ha offerto 7459 pasti, la seconda ben 14804, preparati e serviti dal professore Arturo Iello e da 25 studenti dell’istituto alberghiero “Le Streghe”. La Caritas conta 30 operatori, mentre i volontari erano 778 nella prima settimana. Ora il numero ha superato i 1050.
A Benevento ci sono stati molti danneggiamenti nelle abitazioni, mentre nei paesi limitrofi sono crollati ponti, strade, vie. La stima delle rovine, secondo Angelo Moretti, referente della Caritas di Benevento, è enorme: un milione di euro per circa 108 famiglie. Danni incalcolabili invece per le maggiori aziende della zona: Minicozzi, Rummo, Metalplex. L’azienda Agrisemi di Antonio Minicozzi, con i suoi centomila quintali di grano distrutti dal fango e quasi 60 dipendenti, conta danni per 10-11 milioni di euro. E la normalità è un miraggio lontano sei mesi per alcuni, due anni per altri, cinque anni per altri ancora. “Abbiamo avuto la solidarietà dai comuni campani – commenta Pepe – soprattutto quelli più piccoli, in particolare dalla provincia di Caserta. Gli ultrà di Torre Annunziata sono venuti a spalare e c’è stata una splendida risposta dei giovani della zona”. Sono state giornate difficili quelle vissute dal Sannio, basti pensare che solo il Comune di Benevento è stato tra le 24 e le 48 ore senza corrente.
Pepe spiega che il 15 non hanno avuto l’allarme rosso, mentre il 19 sì. Adesso il Sannio è in piena emergenza ma è già possibile fare la conta dei danni. Più difficile, invece, è capire quanto ci vorrà per ricostruire. “Dobbiamo mettere in sicurezza l’area, ricostruire gli argini del fiume. Sono caduti 200 millilitri di acqua: in un mese ne piovono 50. Come si fa a non tramutare questa previsione in un allarme? Quello che è accaduto non dovrà più succedere”. E se le case hanno subito molti danni, alle scuole, molte delle quali sono state riaperte venerdì 29, non è toccata sorte diversa. All’istituto Rampone, in zona Via Nuzzolo, la palestra era stata ristrutturata due anni fa, sul pavimento era stato incollato il parquet, ma adesso il fango fuoriesce dalle tegole. Alla scuola Moscati, il giorno dopo l’alluvione, la preside ha esortato gli studenti a tornare a scuola muniti di pala. Il signor Luigi Russo spiega meglio di qualsiasi numero la portata del disastro: «A mio figlio sono rimaste solo le mura. Vedete che forza ha l’acqua?».
(Ha collaborato Enrico Nocera)





