«Malati di cancro per colpa delle Ferrovie dello Stato». È solo uno dei cartelli affissi dagli ex operai dell’Isochimica davanti al centro sociale “Samantha della Porta” di Avellino. È qui che oggi, in considerazione dell’alto numero di parti civili, avvocati e periti, si svolge l’udienza preliminare sul caso dell’azienda di Elio Graziano che dal 1983 al 1988, a Borgo Ferrovia di Avellino, liberava dall’amianto le carrozze ferroviarie per conto delle Ferrovie dello Stato. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio per 29 persone accusate, a vario titolo, di omicidio plurimo colposo, disastro doloso e disastro ambientale, lesioni, falso in atto pubblico e omissione in atti di ufficio.
Sono 237 le parti offese che chiederanno di costituirsi parte civile nei confronti di Elio Graziano, dirigenti e funzionari delle Ferrovie dello Stato e della locale Asl ma anche rispetto agli amministratori comunali che nel 2005, sindaco Giuseppe Galasso, non avviarono la bonifica del sito che si trova a poche decine di metri dalla stazione ferroviaria di Avellino.
Nel corso degli anni, 20 ex operai sono deceduti per patologie collegate alla esposizione all’amianto e 237 risultano contaminati. Ma secondo l’inchiesta, le attività dell’Isochimica avrebbero causato «un numero imprecisato di decessi e malattie tra gli abitanti e residenti di Borgo Ferrovia».





