Sono migliaia i foreign fighters partiti da Europa, Medio Oriente e Maghreb per raggiungere il califfato e arruolarsi tra le file dell’Isis. E i colonnelli di Abu Bakr Al Baghdadi hanno la capacità di «smistare i volontari qualunque sia la loro provenienza. È il quadro emerso dall’indagine della Procura di Milano con al centro Maria Giulia “Fatima” Sergio, la prima donna foreign fighter italiana che, con il marito Aldo Kobuzi, è partita per la Siria dove ha aderito all’organizzazione terroristica al punto da essere disponibile al martirio.
Originaria di Torre del Greco e trasferitasi nel 1995 con la famiglia ad Inzago (Milano), Maria Giulia è tuttora latitante in Siria e nei suoi confronti è stata avanzata una richiesta di rinvio a giudizio. Tra loro c’è anche suo padre Sergio Sergio, ai domiciliari a Casola, che rinnega il suo recente e breve passato quando insieme alla moglie girava per strada al fianco della moglie e delle figlie coperte col nibaq: «Nella mia coscienza sono sempre rimasto cristiano. E così anche mia moglie – ha detto Sergio – Sono stato manipolato da mia figlia». L’uomo non ha più contatti né con la primogenita Marianna, in carcere a Rebibbia, né con Maria Giulia, che su Skype gli ordinava di ritirare i soldi per la pensione per raggiungerla in Siria minacciando di farsi saltare in aria se i genitori avessero avuto dei ripensamenti.
E Sergio ha avuto dei forti ripensamenti dopo la morte della moglie Assunta Bonfiglio, avvenuta il giorno dopo la notifica dei domiciliari in ospedale a Vigevano a causa di un blocco intestinale. Un dolore troppo forte. Lui, che stava per partire per la guerra jihadista, aveva chiesto per la moglie un funerale cattolico, ma la Curia di Nola glielo ha negato. Tutto è cambiato. È rimasto da solo Sergio, accusato di organizzazione di trasferimenti per finalità di terrorismo. Adesso ha iniziato il suo percorso religioso con un parroco. In attesa del processo che inizierà il 21 dicembre dove rischia dai 5 agli 8 anni di carcere.





