«L’immigrazione è un problema che riguarda e riguarderà tutti noi. Non ci dobbiamo commuovere, dobbiamo agire. Questo progetto, da tempo voluto, ha un forte valore umanitario e sociale». Giuseppe Gambardella, Console del Benin a Napoli, esordisce così alla conferenza di presentazione dei tre medici beninesi che parteciperanno al protocollo di cooperazione internazionale e formazione sanitaria, stipulato il 14 luglio 2015. I tirocini avranno una durata che oscilla fra i tre e i cinque mesi. «La sinergia tra Istituzioni, attività diplomatiche e associazioni può consentire di fare un progetto dall’ampio respiro – spiega Annamaria Minicucci, direttore generale del Santobono Pausilipon – È necessaria dignità per i migranti e rispetto per la loro persona. Bisogna agire alla pari».

I medici provengono dalla Repubblica del Benin e, precisamente, dalla zona di Kalalé. Quest’ultima è una città del dipartimento di Borgou, zona nord-est dello stato dell’Africa occidentale. I loro nomi sono: Boniface Kpacha, direttore del centro medico comunale beninese di Kalalé, suor Hubertine, medico generico, e Chapargui Sadyath Dangniré, ostetrica di Stato maggiore. Gli ospedali che hanno sposato la causa e che ospiteranno i dottori sono, rispettivamente, il Secondo Policlinico, il Santobono Pausilipon e il Presidio Ospedaliero Santa Maria del Loreto Nuovo.
In Benin mancano materiali, personale e competenze. Il dottor Boniface Kpacha descrive la sua terra natale: «A Kalalé vi sono circa 170mila abitanti e 44 villaggi. L’ospedale, il centro medico di salute, ha 30 posti letto. Non c’è un’ambulanza, né ovviamente un reparto di radiologia. L’altro ospedale della zona è difficile da raggiungere perché dista diversi chilometri. A Kalalé non c’è una farmacia: la più vicina dista 150 km».
È molto elevata la mortalità infantile in quella zona dell’Africa. Bambini nati prematuramente o malnutriti o che, per l’assenza di medicinali e assistenza, muoiono di malaria. La formazione medica, contribuendo a una formazione pediatrica, è il primo passo per poter migliorare le condizioni di un piccolo ma al contempo grande paese.





