Lo scempio è palese anche a chi non si appassiona d’arte e monumenti. La Galleria Umberto di Napoli, edificio storico costruito fra 1887 e il 1890 nel cuore della città, presenta colori diversi fra loro nelle facciate che si ammirano una volta varcati gli ingressi dell’edificio. Pareti biancastre, altre color oro, le restanti grigie o quasi annerite: questi i primi risultati dopo due anni e mezzo di lavori di restauro, da quel maledetto luglio 2014, quando un fregio marmoreo si staccò dall’ingresso di via Toledo e colpì, uccidendolo, il 13enne Salvatore Giordano. I lavori sono andati avanti un po’ a casaccio, come denuncia il presidente dell’Ordine degli Architetti di Napoli, Salvatore Visone, nel nostro video.
«Mancanza di coordinamento fra le imprese che stanno effettuando i lavori». Questo il problema. Gli edifici all’interno della Galleria sono, dopotutto, case private. E come tali vengono ristrutturate a loro spese dagli undici condomini che risultano proprietari degli stabili. «Ma per edifici monumentali di questo genere esistono prescrizioni precise – ricorda Visone – prescrizioni che non sono state seguite, così come non sono stati eseguiti controlli durante i lavori». Eppure le indicazioni fornite dalla Sovrintendenza erano precise: i colori con cui restaurare le facciate devono essere conformi a quelli del civico 208, parte della Galleria che si affaccia su via Toledo. Ma, come spesso accade, nessuna legge funziona da sola se non c’è nessuno in grado di farla rispettare: «I funzionari della Sovrintendenza e quelli del Comune di Napoli ci passano qui sotto? – si chiede Visone – o siamo solo noi a notare questa difformità nei cromatismi?».
La realtà dei fatti, oltre che di omesso controllo e di mancanza di coordinamento fra le imprese che stanno effettuando il restauro, parla anche di tempi assolutamente indefiniti circa il completamento dei lavori. Le impalcature sono ancora evidenti; meno lo sono i cartelli che dovrebbero, per legge, indicare inizio e fine dei lavori, responsabile del procedimento, direttore dei lavori e così via. Di questi ultimi non c’è traccia. Tutto sembra lasciato al caso, in uno degli edifici monumentali più importanti della città, incastonato fra la centralissima via Toledo, di fronte al Teatro San Carlo, a due passi da piazza Municipio e dalla sede della Sovrintendenza alle Belle Arti in Palazzo Reale.





