Un centro storico unico al mondo, dove ancora tanto c’è da fare per rimetterlo “a nuovo” come meriterebbe, ma dove la vita e le meraviglie della Napoli antica scorrono pulsanti fra cardi e decumani, fra questo complesso venoso e arterioso che costruisce il corpo antico della città. Molti di noi conoscono Spaccanapoli, la zona di San Gregorio Armeno, via dei Tribunali o piazza del Gesù, con il vicino complesso di Santa Chiara. Ma nelle stesse strade della Neapolis greco-romana esistono altri capolavori spesso dimenticati dal grande circuito turistico che, finalmente, sta facendo nuovamente sentire la sua presenza nel capoluogo campano. Ecco quindi un piccolo itinerario di cinque, meravigliose chiese, che sorgono nel cuore della città, fra la zona di Monteoliveto e quella di via Mezzocannone. Pochi chilometri per ammirare splendori ineguagliabili.

Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi – Sacrestia del Vasari
Siamo in piazza Monteoliveto, dove troviamo la più importante opera del Rinascimento toscano a Napoli. Una sontuosa volta affrescata da Giorgio Vasari nel 1545, anno in cui i frati olivetani commissionarono il lavoro al grande pittore, architetto e storico dell’arte aretino. Un lavoro complesso che non riguarda solo le capacità pittoriche del Vasari, bensì anche quelle architettoniche e di gestione degli spazi. L’ambiente prettamente gotico-medievale, infatti, non assicurava, secondo il Maestro toscano, il giusto risalto prospettico e illuministico all’opera. Fu così deciso di modificare anche lo spazio e le forme del refettorio (poi divenuto Sacrestia) in modo da “conformarlo” ai dettami artistici Rinascimentali, ben lontani dalla sensibilità medievale in cui Napoli era, fino ad allora, immersa. Il risultato è un capolavoro che lascia a bocca aperta, completato dalle tarsie lignee Quattrocentesche realizzate da Fra Giovanni da Verona, oggi inserite lungo le pareti dell’edificio.

Chiesa di Sant’Angelo a Nilo – Sepolcro Brancaccio scolpito da Donatello e Michelozzo
In pochi minuti, attraversando la vivace e piacevole confusione di Spaccanapoli, si arriva in piazza San Domenico e nella contigua piazzetta Nilo, dove troviamo la Trecentesca chiesa di Sant’Angelo. È qui che viene ospitato un capolavoro del primo Rinascimento scolpito da Donatello e Michelozzo: il monumento funebre al Cardinale Rainaldo Brancaccio, commissionato nel 1426. Monumento maestoso in marmo dorato e policromo, alto ben 11 metri, con al centro un altorilievo della Madonna col Bambino (scolpito da Donatello) circondata dalle figure di San Michele e San Giovanni Battista. Un’opera che segna il passaggio dall’arte Medievale a quella Rinascimentale: lo abbiamo visto prima grazie alla pittura e all’architettura, lo vediamo ora attraverso la scultura e attraverso la figura plastica della Vergine, che vediamo in tutta la sua bellezza grazie al gioco di chiaroscuri messo in scena con scalpelletto e martello e, soprattutto, grazie alla tecnica dello “stiacciato”: rilievo scultoreo di variazioni quasi infinitesimali rispetto allo sfondo, per dare allo spettatore un’illusione di profondità scandita da un sapiente uso della prospettiva. Tecnica ben nota nel primo Rinascimento, basta osservare le famosissime formelle del Battistero di Firenze scolpite dal Brunelleschi e dal Ghiberti.
Cappella di Santa Maria dei Pignatelli
Fresca di restauro, la cappella si trova in Largo Corpo di Napoli, sul lato sinistro della statua del dio Nilo che campeggia nello slargo. Risalente al XIV secolo, poi restaurata e rimaneggiata più volte fino al ‘700, la cappella si presenta oggi nelle sue forme tipicamente barocche e manieristiche, con ampie cupole che ne assicurano l’assidua illuminazione che ne esalta i marmi policromi alle pareti e sugli altari. Un gioiellino del centro storico napoletano, oggi di proprietà dell’Università Suor Orsola Benincasa, recuperata grazie ai fondi del Grande Progetto Centro Storico di Napoli – Valorizzazione del Sito Unesco (nel caso specifico circa 700mila euro, uno dei pochissimi interventi finora realizzati, l’unico portato quasi a termine). Il restauro ha interessato, in gran parte, le decorazioni e gli stucchi di pareti e volte, nonché la pavimentazione in cotto e marmi policromi.

Basilica di San Giovanni Maggiore
Torniamo qualche passo indietro e inerpichiamoci lungo il cosiddetto “Decumano del Mare”, l’attuale via Mezzocannone, che da piazza San Domenico scende verso la zona universitaria. A pochi passi da corso Umberto troviamo, sulla nostra destra, la bellissima Basilica di San Giovanni Maggiore. Peculiarità di questo edificio sacro è lo splendido e suggestivo abside paleocristiano, ancora oggi perfettamente conservato, che cela al suo interno i resti dell’antico tempio su cui ora sorge la chiesa. Una stratificazione storica chiaramente visibile a occhio nudo, simbolo di una Napoli che ha saputo trattenere come una spugna (la “città porosa”, come la definì Walter Benjamin) tutti gli stili artistici che si sono avvicendati nel corso dei secoli. E la basilica di San Giovanni Maggiore è uno dei più mirabili esempi di questa esemplare descrizione, da quando l’imperatore Costantino, secondo la leggenda, ne incaricò la costruzione dopo aver scampato un naufragio, agli stilemi Secenteschi delle cupole e del transetto, che inondano di luce questo capolavoro architettonico un po’ “fuori mano” rispetto alle rotte turistiche. Vale la pena fare qualche passo in più per goderselo.

Chiesa di Sant’Agnello Maggiore
Torniamo indietro e percorriamo nuovamente il centro, stavolta tagliando piazza San Domenico per giungere sulla parallela via dei Tribunali. Salendo lungo la perpendicolare via del Sole troveremo, sulla nostra sinistra, la chiesa di Sant’Agnello Maggiore, nota anche come Sant’Aniello a Caponapoli, una delle più antiche della città, risalente al Nono secolo, quindi ben prima dell’anno Mille. Un edificio sacro che sorge sull’area delle antiche acropoli e degli ipogei greci, a pochi passi da via Costantinopoli e da piazza Museo. L’interno presenta evidenti tracce della murazione greca (la stessa che oggi troviamo in piazza Bellini), protetta da un vetro da cui possiamo ammirare le vestigia della Neapolis antica. Un “saggio” di cultura greca, medievale e Cinquecentesca, con l’altare maggiore scolpito da Girolamo Santacroce. Degna chiusura del nostro tour lungo le meraviglie “nascoste” di questa splendida città.





