Il fuoco del Vesuvio del 79 d.C. non ha conservato solo l’arte e l’architettura degli antichi romani, ma perfino il loro pollice verde. Pompei apre le porte di cinque domus, ma soprattutto dei loro giardini risistemati così come erano 2.000 anni fa. Ecco gli ultimi lavori del Grande Progetto Pompei: i giardini delicati della Casa di Octavius Quartius, la Casa della Venere in conchiglia, il grandioso complesso di Giulia Felice, un albergo con impianto termale e il delizioso porticato con colonne quadrate in marmo, la Casa del Frutteto, nota per i suoi affreschi da giardino e per l’atrio decorato con mosaico in bianco e nero, e la Casa di Marco Lucrezio, che stregò Pablo Picasso e Léonide Massine.
«I giardini sono stati ricostruiti in maniera filologica, seguendo sia le indicazioni che venivano dalla paleobotanica sia quelle documentali – spiega il soprintendente di Pompei, Massimo Osanna – ma abbiamo mantenuto anche in parte la risistemazione voluta in alcuni di essi da Amedeo Maiuri». È il caso, ad esempio, dei praedia di Giulia Felice, struttura complessa che si sviluppa lungo 5.800 metri quadrati, e che comprende una zona termale, oltre alla villa di lusso della gentildonna e ai locali che affittava a un oste. Qui, nel giardino che prevede anche un canale e tre ponticelli, davanti al portico sorretto da insolite colonne di marmo a sezione rettangolare, si aprono pergolati e fontane bordate di ranuncoli e narcisi, mentre alberi da frutta spargono la loro ombra insieme ai cipressi piantati da Maiuri. Nella domus di Marco Lucrezio, melograni e fiori circondano la nicchia e le statue (gli originali però sono al Museo Archeologico di Napoli) nell’ampia aiuola centrale.
La ciliegina sulla torta è data dall’arrivo della mostra “Mito e Natura. Dalla Grecia a Pompei”, che durerà fino a giugno. Si tratta di un percorso espositivo che parte da Pompei e prosegue al Museo Archeologico di Napoli: nella piramide dell’anfiteatro del sito archeologico viene ospitata una selezione di affreschi a tema provenenti dal museo partenopeo dove, contemporaneamente, si può ammirare l’affresco della Tomba del Tuffatore di Paestum, per la prima volta esposto in un luogo diverso da quello da cui proviene.





