«Ha deciso di stare dalla parte della dignità, il nostro Giancarlo. Lui parlava di un impegno, di una maggiore responsabilità; la responsabilità. Credeva davvero che l’informazione debba offrire gli strumenti affinché si possa essere in grado di scegliere; per liberare chi libero non è». Sono queste le parole di don Ciotti, presente alla messa dedicata a Giancarlo Siani presso la chiesa dei Salesiani. Nel luogo di culto, quasi del tutto pieno, c’era la famiglia, qualche rappresentante di fondazioni e associazioni e tanti cittadini. «Invito a metterci in gioco tutti, oggi più che mai – continua don Ciotti – Cosa si aspettano Giancarlo e le altre vittime? Si aspettano da parte nostra il coraggio di costruire un mondo nuovo, una società più vera, più umana. Giancarlo Siani mai come in questi giorni è vivo; così vivo. Perché cercare tra i morti colui che è vivo?».
Il presbitero ha ricordato i quattro temi a cui era più legato Siani col suo lavoro di giornalista: la camorra, la droga, il lavoro e il territorio. «Ha scritto tanto, tantissimo. Graffiava le coscienze – annette – e lo faceva per la giustizia e la verità. Siani sentiva forte questo bisogno di trovare e consegnare la verità. No, non è retorica questa: è carne». Il prete parla di scelte, di comportamenti, di coerenza, di credibilità e concretezza; di onesta e responsabilità. Responsabilità, in primis, nei riguardi della propria coscienza. Cita Papa Francesco e poi fa un accenno alla camorra. «Nessuno pensi che il problema della camorra e della mafia riguardi sempre gli altri. No, riguarda tutti e tutti devono metterci il proprio impegno».
«Forza amici, tocca a noi il coraggio di non cedere all’indignazione – conclude don Ciotti – Non dobbiamo lasciarci travolgere dall’indignazione. La società ha bisogno della nostra presenza, del nostro metterci in gioco, della nostra umiltà. Ogni cittadino deve sentirsi responsabile. Il cambiamento deve partire da noi, dalla nostra coscienza. A parole ci siamo tutti ma sono i fatti che contano. Abbiamo poco tempo: abbiamo solo questa vita».





