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venerdì 14 ago 2015 aggiornato alle 12:20

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Giù le mani dalla costa, blitz a Ischia contro lo scempio del cemento illegale

La Campania sul triste podio del mattone selvaggio lungo la costa: è seconda in Italia con 388 infrazioni accertate, 465 persone denunciate e arrestate e 213 sequestri effettuati

In un’isola dove si contano circa 63mila abitanti sono 600 gli immobili colpiti da ordine di demolizione determinato da sentenza definitiva, 27mila le pratiche di condono da esaminare, suddivise tra le 9mila del primo condono del 1985 cui hanno fatto seguito le 12mila del ‘94 e le 6mila del 2003. Stiamo parlando di Ischia, che è diventata negli anni il simbolo indiscusso del cemento selvaggio. E pensare che viene chiamata “isola verde”…

Goletta Verde

Ieri, i volontari di Legambiente, in occasione della tappa di Goletta Verde, hanno esposto lo striscione “Giù le mani dalla costa” per ribadire la priorità che dovrebbe entrare finalmente nell’agenda politica di amministratori regionali e comunali. Priorità testimoniata anche dall’elaborazione di Legambiente (su dati forze dell’ordine e Capitanerie, per l’anno 2014) secondo la quale crescono rispetto allo scorso anno le illegalità nel ciclo del cemento sul demanio. La Campania si piazza, infatti, al secondo posto in Italia dietro la Sicilia con 388 infrazioni accertate (il 16,5% sul totale nazionale), con 465 persone denunciate e arrestate e 213 sequestri effettuati lungo le coste regionali.

L’intreccio tra camorra e politica è un impasto di cemento. Licenze edilizie fantasma, ordinanze di demolizione nascoste nei cassetti, piani regolatori e appalti truccati, abusivismo. Un assegno in bianco da mettere nella cassaforte dei clan e una manna per i colletti bianchi del mattone. I cantieri illegali non sono una necessità, quanto piuttosto un’opportunità: farsi la casa abusiva costa circa un terzo in meno rispetto ai prezzi di mercato e si hanno buone probabilità di farla franca. In più si può costruire in barba ai vincoli nelle aree di maggiore pregio, magari vista mare, sperando di godersi quella villa senza che qualcuno minacci di volerla abbattere. Ogni ipotesi di sanatoria alimenta nuovo cemento, come è successo con i tre condoni edilizi (1985, 1994 e 2003). Se, per certi versi, la condanna sociale dell’abusivismo edilizio ha raggiunto una certa maturità, il ripristino della legalità attraverso la rimozione del corpo del reato è un principio che non ha ancora sfondato culturalmente, tanto che quando si muovono le ruspe, il fronte in difesa dei proprietari degli immobili è sempre ampio, compatto e, spesso, politicamente trasversale.

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