Delle sue scoperte, condotti in équipe, da qualche giorno si occupa anche “Plastic and Reconstructive Surgery”, la più importante rivista al mondo in chirurgia plastica. Lui è Francesco Segreto, 28enne chirurgo di Sant’Antimo, e ricercatore nell’Università Campus Bio-Medico di Roma. È primo autore dello studio sulla contrattura capsulare, la più frequente complicanza degli interventi di ricostruzione mammaria e mastoplastica di aumento del seno: «Il mio – racconta Segreto – è uno di quei casi in cui il sistema universitario ha funzionato alla perfezione, portandomi progressivamente ad assumere ruoli di maggior rilievo nei diversi progetti e permettendomi di arricchire la formazione scientifico-chirurgica in Italia e all’estero».
Lo studio ha scoperto la presenza di un recettore del sistema immunitario sulle cellule ritenute le principali responsabili del processo di contrattura. «La contrattura capsulare – spiega Segreto – è una fibrosi patologica dell’organismo in reazione alla protesi mammaria (incidenza dal 2 al 30%). Disloca e comprime la protesi sino a comprometterne il risultato estetico con sintomi di dolore, indurimento e sensazione di ipomobilità del braccio. Attualmente, benché siano stati identificati alcuni fattori di rischio, la natura ed il contributo dei diversi fattori biologici coinvolti nell’insorgenza della complicanza non è chiara. Non esistono metodi certi per prevedere o prevenire l’insorgenza di contrattura capsulare. L’unica terapia efficace nei casi severi è sottoporre la paziente ad un nuovo intervento chirurgico, rendendo talora necessaria la rimozione definitiva della protesi». I risultati potrebbero aprire nuove prospettive per diagnosticare pre-operatoriamente il rischio di sviluppare questa complicanza (permettendo in tal modo di utilizzare tecniche alternative) e per realizzare terapie farmacologiche mirate.
A soli 28 anni, Segreto ha eseguito più di 1000 interventi chirurgici e pubblicato 35 pubblicazioni su riviste internazionali. Si è formato a Roma con la guida del professor Persichetti e ha lavorato in Spagna, Brasile e Giappone. «Non è un percorso facile – ammette il chirurgo – i fondi a disposizione sono pochi e più di una volta saremmo stati disposti ad utilizzare fondi personali pur di sviluppare un’intuizione. Espletando contestualmente attività clinico-assistenziale, bisogna spesso dedicarvi le notti ed i fine settimana. Creatività, motivazione, spirito critico e passione per lo studio sono necessarie. Partendo dal Sud e cogliendo le occasioni si può centrare l’obiettivo».





