Comprende 63 comuni delle province di Napoli e Salerno e tre quartieri di Napoli la nuova zona gialla del Vesuvio. Ovvero, l’area circostante la zona rossa, che, dopo quest’ultima, è la più esposta alla ricaduta di materiale piroclastico qualora il vulcano eruttasse. La Direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale. Il valore preso come riferimento, che potrebbe causare il collasso delle coperture degli edifici, è 300 kg al metro quadro, equivalenti a circa 30 centimetri di accumulo al suolo: nei territori ricompresi in zona gialla questo valore di carico potrebbe essere superato con una probabilità del 5%.
Per i comuni che rientrano nella zona gialla sarà necessaria l’adozione di specifiche misure di salvaguardia per la popolazione, con strategie operative diversificate e attuabili in maniera dinamica sul territorio al momento dell’emergenza. Infatti, l’area effettivamente interessata dalla ricaduta di materiale piroclastico durante l’eruzione con valori di carico elevati non è individuabile preventivamente, ma solo a evento in corso quando saranno note le reali condizioni eruttive e di vento. Il capo del Dipartimento della Protezione civile, d’intesa con la Regione Campania e sentita la Conferenza Unificata, avrà cinque mesi di tempo per fornire alle diverse componenti e strutture operative del Servizio nazionale della Protezione civile le indicazioni per l’aggiornamento delle rispettive pianificazioni di emergenza per la zona gialla.
L’obiettivo del piano di emergenza nazionale è quello di assicurare la mobilitazione di tutte le componenti e strutture operative del Servizio Nazionale della Protezione Civile come un’unica organizzazione volta a fronteggiare al meglio una possibile emergenza.





