
Dopo 40 anni la Fontana “delle zizze” torna a zampillare acqua. Soprannominata così dal popolo napoletano per le sue peculiari forme, l’opera si trova in via Giuseppina Guacci Nobile, alle spalle di Corso Umberto, addossata alla Chiesa di Santa Catarina della Spina Corona (da cui il suo nome “ufficiale”). L’intervento di restauro si è inserito nell’ambito del progetto “Monumentando”, che prevede il coinvolgimento di società private nella riqualificazione delle opere scelte in tutta la città. E dopo la Fontana del Carciofo di piazza Trieste e Trento, restaurata grazie allo sponsor Caffè Moreno, tocca ora alla società Uno Outdoor apporre il proprio marchio all’opera.
«È il segno che la sinergia pubblico-privato funziona – dice il sindaco de Magistris, presente all’inaugurazione – la strada giusta per il bene comune e per il patrimonio momumental/artistico di Napoli. Questo è un ulteriore tassello di riqualificazione della città». Presenti anche le due restauratrici, Rosaria Vigorito e Barbara Baldi, che ci informano come le principali cause di degrado fossero dovute a un vecchio impianto idrico presente in zona che ha determinato la colatura di ossidi ferrosi e di rame che, col tempo, ha provocato l’ossidazione dell’impianto di alimentazione. È così stato totalmente rifatto l’impianto di alimentazione idrica, inserendo un addolciatore d’acqua per consentire il corretto e futuro funzionamento della fontana.
È stata poi eseguita la pulizia della superficie marmorea, consolidando poi il manufatto proteggendolo dagli agenti atmosferici e da eventuali atti vandalici. La copertura del marmo è infatti eseguita con uno strato superficiale “di sacrificio” (letteralmente), ricoperto da un polimero paraffinico che non altererà le caratteristiche estetiche dell’opera, consentendone la piena fruizione. La vasca è stata infine impermeabilizzata con una malta elastica, per garantire la tenuta dell’acqua ed evitare perdite che sono causa di danni all’apparato decorativo-marmoreo.
La Fontana della Spina Corona o “delle zizze” è di presunta attribuzione tardo Quattrocentesca. Il suo nome compare infatti, per la prima volta, in un documento del 1498 sulla distribuzione idrica in città. La statua da cui sgorgano le acque rappresenta una sirena (non a caso il simbolo per eccellenza di Napoli) impegnata a spegnere le fiamme derivanti da un’eruzione del Vesuvio (Dum Vesevi Syrena Incendia Mulcet, racconta l’iscrizione posta sulla lapide di marmo).





