Ha superato le 850mila firme la petizione #PizzaUnesco per il riconoscimento dell’arte dei pizzaioli partenopei come “bene immateriale culturale dell’umanità”. Ma la decisione finale spetterà domani alla Commissione di valutazione nazionale per l’Unesco. L’obiettivo è raccogliere un milione di firme. Il Comune di Napoli ha consegnato lunedì 29 febbraio le 10mila firme raccolte in città, mentre altre 5mila sono arrivate ieri sera sulla piattaforma change.org dopo l’invito a sostenere la pizza di Jimmy Ghione, in un servizio a “Striscia la notizia”. Anche Confesercenti ha confermato di aver raccolto altre 50mila firme, spinta dalla convinzione che il riconoscimento della pizza come patrimonio dell’umanità sia un modo per dare valore immediato a uno dei più famosi prodotti del Made in Italy.
L’iniziativa è stata sentita anche all’estera. In Giappone sono state raccolte ben 100mila firme, che hanno consentito il balzo in avanti verso l’obiettivo delle 700mila. Ed altrettante sono arrivate da Argentina e Brasile. Nello stato della Terra del Fuoco, la campagna è iniziata il 5 gennaio scorso al ristorante Cucina Paradiso, con il campione mondiale della pizza, Davide Civitiello, Donato De Santis, giudice di Masterchef Argentina, Stefano Canzio, ministro consigliere Ambasciata d’Italia in Argentina, ed Alfonso Pecoraro Scanio, promotore della campagna e presidente della Fondazione UniVerde. Il Brasile, invece, è stato il primo paese a promuovere l’iniziativa: a fine dicembre Massimo Tiso ha iniziato la rccolta firme da Rossopomodoro in Eataly a San Paolo. Con lui Michele Pala, console generale d’Italia a San Paolo, e ancora Civitiello.





