«Ho iniziato questo mestiere imitando Bassolino per poi continuare con la Iervolino, De Luca, de Magistris… insomma, ormai ho esperienza con i sindaci. Quindi adesso posso candidarmi anche io!». Esordisce così Lino D’Angiò, presentando il suo spettacolo “Revolushow… vota d’Angiò sindaco!”, in cartellone al Teatro Totò dal 10 al 20 marzo. Dopo aver portato in giro nei teatri della Campania “Da grande voglio fare il Sindaco”, l’attore, autore e trasformista partenopeo approda nella sua città con uno spettacolo/comizio con nuove parodie e contenuti inediti.
“Revolushow” è più uno show o un moto rivoluzionario?
È tutte e due le cose: voglio fare il rivoluzionario facendo lo spettacolo. Paradossalmente i social e la televisione hanno reso tutto più complicato: una volta c’erano dei carbonari che si riunivano sotto delle cantine, mentre oggi bisognerebbe fare un talent show per far nascere un rivoluzionario!
Quale politico le è piaciuto di più imitare?
Per me il periodo bassoliniano è stato quello più divertente perché erano gli anni di Tele Garibaldi e con “Bassolindo” furono ideate delle commedie teatrali. Comunque ogni personaggio ha delle peculiarità che mi piace imitare: la Iervolino con la sua voce, De Luca con i suoi toni, de Magistris con il suo “voler fare la rivoluzione”…
E c’è una persona che vorrebbe imitare ma non ne ha ancora avuto modo?
Mi piacerebbe Salvini, ma non vorrei cadere nella facile situazione da Nord e Sud. Devo trovare una chiave completamente diversa dal loro essere razzisti nei nostri confronti perché è troppo sfruttata.
Cosa pensa dell’attuale politica nazionale?
Non capisco come possano ancora esserci talk show politici in tv: una volta c’era una chiara linea tra destra e sinistra, mentre ora non abbiamo più neanche la possibilità di divertirci nel contraddittorio. Per noi comici è un momento triste, c’è poco da fare satira.
Popper e Pasolini dicevano che “la televisione è una cattiva maestra”. Si può parlare di degenerazione politica e sociale anche a causa dei media?
Il periodo berlusconiano era rovinato dalla televisione, mentre oggi ci sono i social. Attraverso facebook ci indigniamo per niente, ma poi concretamente non facciamo nulla. Questa cosa crea una discesa morale e sociale. I social sono la risposta alla classe politica e viceversa… se pensiamo a come li usa Gasparri!
Ipoteticamente, se lei diventasse sindaco, da cosa partirebbe?
A Napoli ogni cittadino dovrebbe essere “sindaco”, nel senso che ognuno dovrebbe avere un comportamento giusto per il bene comune e non demandare sempre le responsabilità a chi in quel momento riveste una funzione istituzionale. Mettiamoci questa maschera di Pulcinella moderno e facciamo il nostro dovere.
Cosa ne pensa dell’amministrazione locale?
Visto che sto cercando di diventare sindaco, non posso parlarne bene!





