Medesima scenografia, medesimi attori, per due storie diverse. Questa la sorprendente proposta di “The Pride” che, a colpi di scene alterne, porta gli spettatori per mano in due vicende ambientate entrambe a Londra ma in epoche differenti: 1958 e 2015. I protagonisti, cambiandosi di abito e dunque di personaggio, invitano gli spettatori a compiere un’interessante riflessione sul coraggio di “essere” al di là delle richieste sociali e delle aspettative altrui.
Regista e interprete della pièce il bravo Luca Zingaretti che, accompagnato dagli ottimi attori Maurizio Lombardi, Valeria Minillo e Alex Cendron, dà profonda espressione al complesso testo di Campbell che denuncia con veemenza quanti danni può provocare il “personaggio” che siamo spesso costretti a interpretare sulla scena della vita privando, sovente, la “persona” di libertà di espressione e della possibilità di volersi bene per quella che è, senza infelici forzature.

Il titolo della pièce e due sedie posizionate in modo insolito vicino a un tavolo, come a ricordare un rapporto anale, fanno pensare da subito che nello spettacolo sarà trattato principalmente il tema (mai come in questo periodo così delicato) dell’omosessualità. Bastano, però, pochi istanti per capire che dietro quell’argomento, che pure è trattato, c’è molto di più: c’è il profondo dolore dell’intera umanità, troppo preoccupata a capire come è vista per vedere, troppo impegnata ad aderire alle aspettative di qualcuno per rendersi felice.
Le ore al Bellini scivolano via in un susseguirsi d’intelligenti suggestioni e alla fine dello spettacolo al pubblico, soddisfatto, non rimane che ripagare gli interpreti con un ripetuto applauso, che li costringe a ritornare più e più volte in scena.





