Il Milan barricadero, il palo di Mertens, il mani sul passaggio di Callejon non visto in Europa League. Higuain appannato, subiamo sei tiri in porta tra Torino, Villarreal e lunedì sera, e tre di questi diventano gol. Non inquadriamo più la porta come un mese fa, e quando riusciamo a centrare quel rettangolo magico, tra portiere, tiri fiacchi e pali tutto rimbalza fuori.
Le difficoltà dovevano arrivare, ed ecco che si presentano con tutte le remore, i dispiaceri e le occasioni mancate. Come ad esempio non aver sfruttato il pareggio della Juve al Dall’Ara. Non ne perderà tanti di punti, la vecchia signora. L’imperativo categorico per la sfida di lunedì era vincere. E ci abbiamo provato in tutti i modi, perfino nel “folle” 4-2-4 dei minuti finali, con Hamsik e Jorginho a guardia del quartetto Insigne-Higuain-Gabbiadini-Mertens. Il palo di Mertens, il “passaggio” a Donnarumma di El Kaddouri (subentrato al capitano), un Pipita che, dopo aver sofferto i ben più forti Bonucci e Barzagli, stavolta si blocca contro Alex e Cristian Zapata, non esattamente due fulmini di guerra. Il nostro cannoniere è stanco, ed arrivano meno palloni commestibili, due cose che unite ben chiariscono le difficoltà del bomber argentino.
Sembra andare tutto storto. Ed è ora che gli uomini veri devono tirare fuori gli attributi. Squadra unita e testa alla prossima partita. L’1-0 del Madrigal può essere ribaltato, siamo più forti del sottomarino giallo. Giovedì serve una prestazione positiva per avere anche carica nel campionato, dove ci attende una complicata trasferta a Firenze. Non tutto è perduto, dobbiamo allontanare i pensieri negativi dalla nostra testa. E per nostra intendo quella della squadra e di noi tifosi.
È appannamento più mentale che fisico. Altrimenti come spiegarsi la partita col Milan? Quanti scatti hanno fatto Hysaj, Allan, Ghoulam, Callejon? Koulibaly continua ad essere una certezza. Jorginho è lì con la sua media di cento palloni toccati ogni gara. Una squadra stanca non sarebbe capace di una tale prestazione. Si deve resettare il sistema. Rincorrere, senza se e senza ma.
Evidentemente quella parolina mai pronunciata da mister Sarri, nella testa dei nostri azzurri si era insinuata, eccome. L’abbiamo subita, come un sogno che si tramuta in incubo. Mente sgombra, si torna a non avere il peso della prima della classe.
Prima l’Europa League, poi il campionato. Azzurri, dateci un segnale.





