Un gennaio così, degno della cavalcata delle Valchirie, è da tenere a mente per i prossimi cinquant’anni. Lasciamo i giorni della merla con una schiacciante vittoria sull’Empoli. Una squadra ben messa in campo da Giampaolo, che al primo tiro in porta si è ritrovata in vantaggio, e poi ha dovuto cedere ai colpi da biliardo della premiata ditta Insigne-Higuain. Assist al bacio del primo, spizzata di testa all’angolino del Pipita (che prosegue nella sua fantasmagorica media di un gol a partita, siamo arrivati a 22 reti in 22 presenze), e punizione gioiello del principino di Frattamaggiore. L’Insigne felix è la nota più lieta, finalmente ha preso coscienza della sua forza tecnica, e senza la testardaggine di chi vuol far tutto gestisce sapientemente assist, dribbling e tiri in porta. Sale alla ribalta anche Callejon, autore di due gol e un’autorete provocata, quella di Camporese.
5-1 il risultato finale, la giusta risposta alla Juve che asfalta il Chievo al Bentegodi. Sfida rinnovata, ed è per questo che il 13 febbraio diviene la decisiva prova d’autorità degli azzurri. Se mai volessimo conquistare quella cosa di cui non pronunciamo il nome, essendo noi adepti del Sarri-pensiero, si dovrà andare allo Juve Stadium a testa alta e fare risultato.
Nel frattempo, concentrati al massimo, vanno conquistati sei punti. E se il Carpi al San Paolo non dovrebbe essere un problema, ovviamente è la trasferta di domani sera, all’Olimpico contro la Lazio, che ci tiene più in ansia. Assente la catena di destra Hysaj-Allan, vedremo all’opera Maggio e probabilmente David Lopez. Una Lazio che viene da continui alti e bassi, e che quindi fa ancor più paura. Calciatori capaci di subire cinque reti oppure di fare la grande prestazione, come contro l’Inter. Sarà assente il leader e regista del gioco Biglia, ma dovremo star molto attenti a Candreva e ai piccoletti Keita Balde e Felipe Anderson, che sebbene in una regressione inattesa, ogni tanto regala il colpo da biliardo.
Ieri sera si è chiusa anche la finestra di Calciomercato, Giuntoli si è liberato di Henrique (anche se al buon Adrian Buss avrei dato una chance seria di dimostrare il proprio valore), De Guzman (esultanza giuntoliana sentita sulla via che porta a Carpi) e Zuniga (e qui è ADL a ringraziare, col colombiano che approda a Bologna, chissà se gli infortuni non valicheranno il Rubicone). In entrata, lo sfortunatissimo approdo dell’atalantino Grassi ha qualcosa di incredibile: firma, primo allenamento e crac, ci si rivede a fine febbraio. Una buona mezzala, che imparerà i movimenti dal capitan Marek. Giovane anima da forgiare al Sarri-pensiero, forse proprio ciò che cercava il mister. Io sui vari Herrera e Kramer non c’avrei mai scommesso, nomi troppo forti, che verrebbero per la titolarità. Meglio un giovane che ha già calcato la A. In tal senso, buono anche l’acquisto di Vasco Regini dalla Samp (se i tifosi non fossero stati attenti, Ferrero avrebbe ceduto anche il “baciccia” dello stemma): un difensore duttile, piede sinistro, capace di giocare sia centrale (e immagino sia questa la zona nel quale sarà impegato) che esterno. Albiol-Chiriches e Koulibaly-Regini, ecco riformate le coppie di centrali di difesa da alternare nelle prossime partite.
In attacco chiudiamo col mistero Raicevic, attaccante montenegrino in forza al Vicenza, un lungagnone che in un primo momento sembrava aver firmato già per questi sei mesi, ed invece arriverà a giugno. Ricordandoci che abbiamo anche Duvan Zapata in prestito all’Udinese. Ci aspettavamo qualcosa di più? Sì, se volevamo combattere su due fronti. Ma è evidente che il campionato ha precedenza. Scopriremo a fine mese come sarà schierata la squadra contro i sottomarini gialli del Villarreal. Turnover completo o graduale inserimento? Nel frattempo, occhio di falco sulla Lazio.





