Cosa significa per Napoli riaprire la Biblioteca dei Girolamini, ce lo spiega il curatore Mauro Giancaspro: «A Charles Bukowski piaceva parlare della Biblioteca di Los Angeles, quella che a suo dire gli aveva impedito di diventare un criminale, un ladro o uno scassinatore. Ecco: io credo che anche questa Biblioteca, così vicina a quartieri cosiddetti “difficili” come la Sanità e Forcella, possa riprendersi questo ruolo: un luogo di accoglienza e di incontro, dove i napoletani possano tornare a emozionarsi». Ed è davvero un’emozione percorrere i Secenteschi corridoi dove camminarono Giambattista Vico e Benedetto Croce; calpestare in punta di piedi il magnifico pavimento maiolicato della Sala A (dedicata proprio al filosofo Vico); ammirare i giochi di luce che provengono dalle sontuose finestre poste in alto, che creano un’illuminazione ogni volta diversa secondo le condizioni atmosferiche. Il giallo tufo napoletano delle giornate di sole che si fonde con la penombra della pioggia, del grigio tenue che si posa sui libri di grammatica, poesia, matematica, filosofia, scienze naturali, latino, greco. Un abbraccio che stringe il visitatore a ogni suo passo. Ricordandogli, come ci dice Giancaspro, «che i libri ci sopravvivono. Sempre. Qualsiasi ferita noi gli si possa imprimere». (Clicca sulla foto per la fotogallery esclusiva)
È da questa consapevolezza che la Biblioteca dei Girolamini ricomincia, dopo il sacco a opera dei precedenti responsabili; dopo i ladrocini che portarono alla sparizione di migliaia di volumi, dal valore inestimabile e inestimato, dalle rilegature Cinquecentesche ai manoscritti medioevali che oggi, in piccola parte, troviamo in mostra. Esposizione allestita da Alma Serena Lucianelli, altra curatrice giudiziaria di queste splendide mura, che ci mostra le legature Cinquecentesche del Fondo Valletta; una “Divina Commedia” di Dante Alighieri miniata nel Quattordicesimo secolo; una raccolta di poesie appartenute a Tommaso Campanella (l’autore della “Città del Sole”); una copia illustrata a mano della “Teseida” di Giovanni Boccaccio, oltre alle lettere che Benedetto Croce scambiava con padre Antonio Bellucci, all’epoca responsabile dell’Oratorio voluto nel Seicento da San Filippo Neri, scrigno di una rarissima collezione musicale contenente opere mai edite di autori dell’epoca. Tutto nel segno di una «irresistibile bibliofilia», come la definiscono Giancaspro e Lucianelli. Con l’obiettivo di «rimettere questa Biblioteca al centro della vita culturale cittadina, così come lo era nel Seicento e nel Settecento, quando con la consuetudine degli oratori del pomeriggio, i napoletani frequentavano questo luogo per letture pubbliche e per ascoltare la musica delle laudi».

Domenica 11 ottobre verrà fatto un piccolo passo verso questa direzione. La Biblioteca dei Girolamini riaprirà al pubblico per quattro ore, dalle 10 del mattino alle 14, in concomitanza della “Domenica di Carta”, evento che vedrà l’apertura di tutte le biblioteche pubbliche statali d’Italia. I visitatori saranno accolti in gruppi di massimo 25 persone alla volta, accompagnati da un membro del personale addetto alla custodia dei luoghi. Il percorso partirà dallo scalone che conduce alla prima sala, quella del Camino, così chiamata perché i pellegrini, dopo tanto camminare, venivano qui a riscaldarsi davanti all’effige della Madonna che sormonta, appunto, un camino. Ai lati troviamo, sulla sinistra, la sala della vecchia direzione, e a destra la Sala C, così definita perché era la preferita di Croce per studiare e consultare libri. Dopo aver visto la mostra, qui allestita, si torna nel corridoio per dirigersi verso la magnifica Sala A, o di Giambattista Vico. Una sala, come accennato, ricca di tomi della più varia natura, atta al prestito dei libri e non alla consultazione (che avveniva, per l’appunto, nella sala Crociana). Ed è qui che troviamo il corpus del Fondo Valletta da cui provengono, fra le altre, le legature Cinquecentesche oggi in mostra. Un tuffo nella storia di Napoli, nel suo antico passato, che non smette di stupire a ogni passo e a ogni sguardo lanciato verso quelle pareti ricche di tomi. «Per ricominciare – concludendo con le parole di Giancaspro e Lucianelli – a vivere insieme a voi questa Biblioteca, di cui domenica verrete a riprendere possesso, anche solo per un giorno».





