Si tratta del cantiere più grande d’Italia: un’opera ambiziosa che avrebbe dovuto risolvere il problema della mobilità a Roma per il Giubileo del 2000. E invece siamo al Giubileo del 2015 e l’opera è ancora a metà. Parliamo della Metro C di Roma, che da più di quindici anni è un grande cantiere a cielo aperto che si estende dai Fori Imperiali alle periferie e che solo a giugno 2015, con quindici anni di ritardo, ha visto l’apertura di alcune fermate. Enrico Nocera, vicedirettore di Campaniasuweb, ha dedicato il suo primo libro a questa inefficienza italiana, analizzandone in maniera precisa e puntuale incongruenze e ritardi. Metro C, edito da Round Robin, è in libreria dal 27 novembre.
Enrico perché tu che sei napoletano hai voluto dedicare il tuo primo libro a un’opera romana?
Perché da studente mi sono trasferito a Roma, ho iniziato a usare i mezzi pubblici e mi sono reso conto di tutti i limiti del trasporto pubblico in una città grande come la capitale, dove ogni giorno si muovono milioni di persone. Solo due linee di metropolitana molto affollate, autobus quasi inesistenti: a Roma la gente si arrabbia al mattino appena esce di casa e l’umore poi condiziona l’intera giornata. Il mio prima di essere un libro sulla Metro C, è un libro sul senso di rassegnazione che pervade i romani – ma anche noi italiani in generale – nel credere che una qualità di vita migliore non sia possibile.

Quanto tempo ti ci è voluto per scriverlo?
Quattro mesi per scriverlo e quattro anni e mezzo per raccogliere tutta la documentazione.
La Metro C è un po’ l’emblema dell’inefficienza italiana. Il problema è la politica o l’imprenditoria?
Direi che c’è una mancanza di trasparenza tra politica e imprenditoria che negli ultimi anni è diventata un dato strutturale a Roma. La legge Obiettivo voluta e varata da Berlusconi nel 2001 stabilisce che le grandi opere devono essere costruite in tempi certi, inderogabili e improrogabili. Tutto questo è stato tradito dalla Metro C.
Quanto è costata l’opera fino a oggi?
Fino a oggi quasi quattro miliardi di euro, e manca ancora il tratto fino a piazzale Clodio, che nelle previsioni originarie doveva essere quello più importante. Il Consorzio Metro C vinse l’appalto al ribasso, con una previsione di costo di poco più di due miliardi e mezzo. Il CIPE aveva previsto una spesa di poco più di tre miliardi. Abbiamo già abbondantemente sforato con la spesa e i lavori sono a metà.
Si potrebbe obiettare che i lavori nel sottosuolo dell’Urbe vengono continuamente interrotti a causa dei ritrovamenti archeologici.
Il problema è ampiamente affrontato nel libro. Quello dei reperti archeologici, infatti, è una sciocchezza a cui non bisogna abboccare. Tutti sanno che nel centro di Roma si potrebbero incontrare problemi di questo tipo, per cui gli ‘intoppi storici’ andrebbero considerati già nei progetti iniziali. Se questa previsione non viene fatta, vuol dire che i progetti sono incompleti.





