Ti svegli nel cuore della notte e urli “DATOLO!” svegliando moglie e figli?
Piuttosto che vincere alla lotteria preferiresti un forte ed improvviso raffreddore ai danni di Dybala?
Desideri ammirare una “faccia a peste” di Allegri più di ogni altra cosa?
Non avere panico, sei solo affetto da spasmodica attesa per Juventus – Napoli, una malattia a cadenza annuale, che nei primi scorci di millennio ha cominciato ad avere un valore suppletivo causato dall’ascesa degli uomini in maglia azzurra. Perché i bianconeri, lì in cima, ci stanno praticamente da sempre.
Poteri forti (politica, economia), sudditanza psicologica (sia delle giacchette nere che degli avversari, come da diatriba di qualche settimana fa), un parco giocatori che tra rosa e prestiti in giro per l’Italia smuove qualcosa come 150 calciatori. I bianconeri sono da sempre la squadra più amata e odiata d’Italia, e non può essere da meno la nostra regione, colma di juventini quasi quanto di tifosi del Napoli. E se essere juventino nella nostra città è ammettere di apprezzare del sano masochismo, indubbiamente in provincia è più facile. Juventini e napoletani, specie se parliamo di fan della vecchia Signora dall’accento delle nostre zone, mal si sopportano.
Si parlano poco nel corso dell’anno, fanno finta di non conoscersi. Sottostimano le proprie squadre. “Questo è l’anno vostro” opposto al classico “ma no, alla fine vi faranno vincere”. Discussioni dal sapore di grande classico. Poi arriva quella settimana lì. Dove, è giusto dirlo, al termine spesso usciamo sconfitti. È per questo che il nome di Jesus Datolo (e i tre limoni di alviniana memoria) ce lo ricordiamo sempre con ardore, nonostante non abbia avuto chissà che successo in maglia azzurra (sì, anch’io ricordo il giro di campo sotto braccio di ADL).
Andando indietro nel tempo, i nonni possono ricordare la vittoria dell’aprile 1956 targata Jeppson ‘o Banco ‘e Napule, quella del ‘57 con reti di Vinicio, Novelli e Di Giacomo. Poi una lunga attesa fino all’avvento del Dio del calcio, Diego Armando Maradona. Con la guida del Pibe de Oro il Napoli violerà nel novembre 1986 il Comunale di Torino. Al vantaggio del danese Michael Laudrup replicano Ferrario, Giordano e Volpecina. Garella, Bruscolotti, Ferrara, Bagni, Ferrario, Renica, Sola, De Napoli, Giordano, Maradona, Romano. Allenatore: Ottavio Bianchi. Ecco gli undici che dopo trent’anni riuscirono nuovamente a sconfiggere la Juve in casa. Indimenticabile anche il 3-5 con tripletta di Careca e reti di Carnevale e Renica: era il 20 novembre 1988, ed era la Juve di Zavarov e Rui Barros. Dolce la sconfitta per 2-0 in UEFA, ribaltata dal 3-0 al San Paolo. La Juventus, per un incredibile caso del destino, ce la ritroviamo anche nel campionato di serie B. Noi, dopo esser risaliti dalla C. Loro, per esser stati retrocessi con Calciopoli. Pareggiamo in casa, perdiamo al Delle Alpi. Poco male, saliremo entrambe in A.
Le vittorie a Torino si contano sulle dita di una mano: per questo io sono tra quelli che si sognano ancora l’ingresso di Datolo e la doppietta di Marek Hamsik: sabato 31 ottobre 2009, e stavolta sono io la memoria storica. De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Contini, Maggio, Gargano, Cigarini, Hamsik, Aronica, Lavezzi, Denis. Perdevamo 2-0 con reti di Trezeguet e Giovinco, al 58’ Mazzarri fa entrare il mitico Jesus al posto di Hugo Campagnaro. E lì fu storia. Accorcia Marek, pareggia Datolo e segna nuovamente Marekiaro su assist ancora di Datolo. E chi se lo dimentica…
Se non basta la retorica della sfida, lasciamo parlare i numeri. Ora è facile capire quanto conti per noi Juventus – Napoli. Siamo in testa, due punti di vantaggio. È vero che mancano ancora tante partite, ma quanto sarebbe importante una bella prestazione per gli azzurri? Che segnali si mandano al campionato, alle altre avversarie, a noi tifosi? Tanti interrogativi, tanta tensione. Ore 20.45, sabato 13 febbraio. Abbiamo vissuto questo campionato intensamente anche, e soprattutto, per questa partita. Rendiamo indelebile quest’undici titolare.
Ora tocca a voi.





