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	<title>Campaniasuweb &#187; Spettacolo</title>
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	<description>LA TUA REGIONE A PORTATA DI CLICK</description>
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		<title>Eros Ramazzotti, il 1° marzo per la prima volta a Eboli</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2016 10:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
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		<category><![CDATA[eros ramazzotti]]></category>
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		<description><![CDATA[Ha esaltato la platea di Sanremo 2016 con un favoloso medley di successi, è volato a Barcellona per l’avvio del nuovo straordinario tour internazionale e, per la prima volta, si appresta a calcare il palcoscenico del PalaSele di Eboli. Tra una settimana esatta, martedì 1 marzo, Eros Ramazzotti, l&#8217;artista pop italiano che ha conquistato il &#8230; <a href="/spettacolo/eros-ramazzotti-il-1-marzo-per-la-prima-volta-a-eboli/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Eros Ramazzotti, il 1° marzo per la prima volta a Eboli</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ha esaltato la platea di Sanremo 2016 con un favoloso medley di successi, è volato a Barcellona per l’avvio del nuovo straordinario tour internazionale e, per la prima volta, si appresta a calcare il palcoscenico del PalaSele di Eboli. Tra una settimana esatta, martedì 1 marzo<strong>, Eros Ramazzotti</strong>, l&#8217;artista pop italiano che ha conquistato il maggior numero di paesi, si appresta ad espugnare anche il palazzetto campano con il suo <strong>Perfetto World Tour 2016</strong>.</p>
<p>A 30 anni dalla sua vittoria con il brano “Adesso tu”, il tour sarà l’occasione per ascoltare live i grandi successi che hanno permesso ad Eros di conquistare i fan di tutto il mondo, dal “Terra Promessa” a “Più bella cosa”, insieme ai brani contenuti nell’album di inediti “Perfetto”, già certificato platino e stabile nelle classifiche dei dischi più venduti dei 60 paesi che lo hanno pubblicato.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>DOVE:</strong> PalaSele, via dell’Atletica, Eboli (SA)<br />
<strong>QUANDO:</strong> 1 marzo, ore 21.00<br />
<strong>QUANTO:</strong> Tribuna numerata 80,50€, Posto Unico 49,45€<br />
<strong>INFO: </strong><a href="http://www.anni60produzioni.com,%20" target="_blank">Anni 60 Produzioni</a> 089.4688156, <a href="http://www.veragency.com" target="_blank">Veragency</a> 081.7284523</p>
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		<title>Massimo Troisi compie 63 anni: ecco come lo ricorda San Giorgio a Cremano</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 06:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[fonderia righetti]]></category>
		<category><![CDATA[massimo troisi]]></category>
		<category><![CDATA[san giorgio a cremano]]></category>
		<category><![CDATA[villa bruno]]></category>

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		<description><![CDATA[La città di San Giorgio a Cremano ricorda oggi l’anniversario della nascita di Massimo Troisi, che oggi avrebbe compiuto 63 anni. Per ricordarlo il Comune e l’associazione A Casa di Massimo Troisi celebreranno l’evento con una festa aperta a tutti a partire dalle 20.00 di stasera. Un ricordo sentito per il comico del sentimenti, autore &#8230; <a href="/spettacolo/massimo-troisi-compie-63-anni-ecco-come-lo-ricorda-san-giorgio-a-cremano/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Massimo Troisi compie 63 anni: ecco come lo ricorda San Giorgio a Cremano</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La città di San Giorgio a Cremano ricorda oggi l’anniversario della nascita di <strong>Massimo Troisi</strong>, che oggi avrebbe compiuto <strong>63 anni</strong>. Per ricordarlo il Comune e l’associazione A Casa di Massimo Troisi celebreranno l’evento con una festa aperta a tutti a partire dalle 20.00 di stasera. Un ricordo sentito per il comico del sentimenti, autore di capolavori indimenticabili tra i quali “Ricomincio da tre”, “Scusate il ritardo”, “Non ci resta che piangere” fino a “Il Postino”, testamento cinematografico osannato anche ad Hollywood.</p>
<p>L’associazione <strong>A Casa di Massimo Troisi</strong>, presieduta dal fratello Luigi, apre le porte a quanti vogliono visitare gli ambienti familiari dell’artista e ammirare oggetti personali dell’attore-regista. In contemporanea 12 giovani artisti dei paesi vesuviani saliranno sul palco della <strong>Fonderia Righetti</strong>, all’interno di Villa Bruno, per rendergli omaggio attraverso performance teatrali e musicali. Ogni esibizione è stata pensata come un regalo che ognuno degli artisti avrebbe voluto fare a Troisi.</p>
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		<title>Zingaretti si fa in due per “The Pride”</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2016 11:00:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Roberta De Martino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[luca zingaretti]]></category>
		<category><![CDATA[teatro bellini]]></category>
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		<description><![CDATA[Medesima scenografia, medesimi attori, per due storie diverse. Questa la sorprendente proposta di “The Pride” che, a colpi di scene alterne, porta gli spettatori per mano in due vicende ambientate entrambe a Londra ma in epoche differenti: 1958 e 2015. I protagonisti, cambiandosi di abito e dunque di personaggio, invitano gli spettatori a compiere un’interessante &#8230; <a href="/spettacolo/zingaretti-si-fa-in-due-per-the-pride/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Zingaretti si fa in due per “The Pride”</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Medesima scenografia, medesimi attori, per due storie diverse. Questa la sorprendente proposta di <strong>“The Pride”</strong> che, a colpi di scene alterne, porta gli spettatori per mano in due vicende ambientate entrambe a Londra ma in epoche differenti: 1958 e 2015. I protagonisti, cambiandosi di abito e dunque di personaggio, invitano gli spettatori a compiere un’interessante riflessione sul coraggio di “essere” al di là delle richieste sociali e delle aspettative altrui.</p>
<p>Regista e interprete della pièce il bravo <strong>Luca Zingaretti</strong> che, accompagnato dagli ottimi attori <strong>Maurizio Lombardi</strong>, <strong>Valeria Minillo</strong> e <strong>Alex Cendron</strong>, dà profonda espressione al complesso testo di Campbell che denuncia con veemenza quanti danni può provocare il “personaggio” che siamo spesso costretti a interpretare sulla scena della vita privando, sovente, la “persona” di libertà di espressione e della possibilità di volersi bene per quella che è, senza infelici forzature.</p>
<p><img class="banner wp-image-43728 size-full aligncenter" src="/wp-content/uploads/2016/02/foto-THE-PRIDE-diretto-e-interpretato-da-Luca-Zingaretti-.04-e1455743028914.jpg" alt="foto THE PRIDE - diretto e interpretato da Luca Zingaretti .04" width="560" height="394" /></p>
<p>Il titolo della pièce e due sedie posizionate in modo insolito vicino a un tavolo, come a ricordare un<strong> rapporto anale</strong>, fanno pensare da subito che nello spettacolo sarà trattato principalmente il tema (mai come in questo periodo così delicato) dell’<strong>omosessualità</strong>. Bastano, però, pochi istanti per capire che dietro quell’argomento, che pure è trattato, c’è molto di più: c’è il profondo dolore dell’intera umanità, troppo preoccupata a capire come è vista per vedere, troppo impegnata ad aderire alle aspettative di qualcuno per rendersi felice.</p>
<p>Le ore al Bellini scivolano via in un susseguirsi d’<strong>intelligenti suggestioni</strong> e alla fine dello spettacolo al pubblico, soddisfatto, non rimane che ripagare gli interpreti con un ripetuto applauso, che li costringe a ritornare più e più volte in scena.</p>
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		<title>Teatro, la diversità spiegata ai bambini per un futuro migliore</title>
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		<pubDate>Mon, 15 Feb 2016 06:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[napoli]]></category>
		<category><![CDATA[teatro dei piccoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’ora per parlare ai ragazzi di migrazioni, tensioni internazionali, scambi di immagini e di idee, di nuovi scenari, di barriere che sembrano crollare e di confini e divisioni sempre nuove. È “Ma che bella differenza”, lo spettacolo-conferenza, prodotto dal Teatro dell’Archivolto di Genova, che andrà in scena martedì 16 febbraio alle 10.00 al Teatro dei Piccoli &#8230; <a href="/spettacolo/teatro-la-diversita-spiegata-ai-bambini-per-un-futuro-migliore/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Teatro, la diversità spiegata ai bambini per un futuro migliore</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un’ora per parlare ai ragazzi di migrazioni, tensioni internazionali, scambi di immagini e di idee, di nuovi scenari, di barriere che sembrano crollare e di confini e divisioni sempre nuove. È <strong>“Ma che bella differenza”</strong>, lo spettacolo-conferenza, prodotto dal Teatro dell’Archivolto di Genova, che andrà in scena martedì 16 febbraio alle 10.00 al <a href="http://www.teatrodeipiccoli.it" target="_blank">Teatro dei Piccoli</a> di Napoli. <strong>Un monologo dedicato ai bambini dai 9 anni in su</strong> che, attraverso storie di Paesi vicini e lontani, fa comprendere e accettare <strong>l&#8217;importanza della diversità</strong>, vivendola come un valore aggiunto anziché un elemento di paura e diffidenza.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-43606" src="/wp-content/uploads/2016/02/a3a21530-9458-4841-ac22-7f0ad8628253.jpg" alt="Giorgio Scaramuzzino in &quot;Ma che bella differenza&quot; " width="880" height="558" /></p>
<p>«Parole come cultura, etnia, identità – commenta l&#8217;attore e regista <strong>Giorgio Scaramuzzino</strong> – riempiono sempre più, e sempre più spesso a sproposito, i discorsi dei politici e le colonne dei giornali. L&#8217;uso e l&#8217;abuso, spesso strumentale, di questi concetti rischia di far apparire le culture come strutture monolitiche e immutabili. E così togliere il crocifisso dalle scuole, battersi in favore di regionalismi o contro l&#8217;immigrazione non dà conto di conflitti culturali, ma di costruzioni ideologiche, manipolazioni politiche che finiscono per diventare opinioni diffuse e condivise». <strong>Quale messaggio</strong>, quindi, <strong>arriva ai più piccoli e che futuro li aspetta?</strong> Questi sono i quesiti affrontati in scena. Utilizzando testi dell&#8217;antropologo <strong>Marco Aime</strong>, viene creato un percorso di conoscenza e di informazione sulla diversità dedicato ai più piccoli, futuri cittadini e protagonisti del domani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>DOVE:</strong> Teatro dei Piccoli – Mostra d&#8217;Oltremare, via Usodimare (ingresso lato zoo), Napoli<br />
<strong>QUANDO:</strong> 16 febbraio, ore 10.00<br />
<strong>QUANTO:</strong> 7€<br />
<strong>INFO:</strong> 081.2395653</p>
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		<title>&#8220;Milionari&#8221;: un film tra Sacro, profano e sangue &#8211; Intervista ad Alessandro Piva</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 20:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Saveria Cimmino]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[alessandro piva]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[film camorra]]></category>
		<category><![CDATA[milionari]]></category>

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		<description><![CDATA[«Napoli è una città capace di trasformare le sue guerre e farle diventare epica. I fatti di cui trattiamo sono un po’ l’Iliade dei napoletani. L’ambizione di un film come &#8220;Milionari&#8221; è quella di essere guardato tra 20 anni come una piccola e ulteriore pietra miliare, un affresco, che racconti la storia di questa città». &#8230; <a href="/attualita/milionari-un-film-tra-sacro-profano-e-sangue-intervista-ad-alessandro-piva/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">&#8220;Milionari&#8221;: un film tra Sacro, profano e sangue &#8211; Intervista ad Alessandro Piva</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Napoli è una città capace di trasformare le sue guerre e farle diventare epica. I fatti di cui trattiamo sono un po’ l’Iliade dei napoletani. L’ambizione di un film come &#8220;Milionari&#8221; è quella di essere guardato tra 20 anni come una piccola e ulteriore pietra miliare, un affresco, che racconti la storia di questa città». Sono queste le parole del regista Alessandro Piva in merito al suo film &#8220;Milionari&#8221;, uscito oggi in 50 sale di cui 30 campane. «Quando il produttore Galliano Juso mi ha commissionato il lavoro – ha aggiunto Piva – ho pensato che fosse una bella opportunità per me, perché sono campano di nascita ma ho lavorato e vissuto poco in questa regione. L’opportunità di girare un film nella mia terra di provenienza mi ha dato la possibilità di tornarci per un periodo e di utilizzare degli elementi della mia infanzia».</p>
<p><strong>Nei tuoi quattro prodotti cinematografici hai sempre, in un modo o nell’altro, raccontato la malavita e il Centro-Sud. Perché?<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">È un caso. Uno dei miei ultimi lavori non realizzati per problemi di budget era su un gruppo di ragazzini che vivevano in prossimità del Po. Da un lato è una coincidenza e dall’altro lato, per quanto riguarda gli argomenti, c’è una linea che lega le mie varie opere: quella del sottobosco criminale. Adoro il sud, mi sento profondamente meridionale. Mi risulta molto più facile lavorare partendo da questa realtà. Per me è più semplice. Il nostro bagaglio, come il nostro vissuto, aiuta la comprensione di determinate dinamiche sociali. Io io mi trovo molto a mio agio in un ambiente meridionale.</span></p>
<p><strong>I due protagonisti del film (Scianna e Lodovini) non sono napoletani. Quanto è stato difficile imparare il dialetto? E perché non hai scelto due attori napoletani per quei ruoli? Ti sei voluto un po’ complicare la vita…<br />
</strong>Sì, mi sono un po’ complicato la vita, è vero, ma erano due attori molto adatti. Scianna è un soldato, una persona con grande disciplina. Con lui hanno lavorato Alessandra d’Elia sul set (curava ogni sfumatura nelle battute), Stefano Miglio (a tavolino) e Fortunato Cerlino, un coach d’eccezione, che ci ha aiutato a mettere ancora più chiaramente a posto il personaggio. Diciamo che la sua persona è stata ben sorvegliata! Con Lodovini ha lavorato sempre Alessandra d’Elia ma abbiamo deciso di lasciarla più libera perché la sua fisicità la rende già una credibile donna mediterranea.</p>
<p><iframe width="660" height="371" src="https://www.youtube.com/embed/DhC0ZXo98Ag?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p><strong>Nel film viene descritto e mostrato anche il rapporto che la criminalità organizzata ha con la fede, con le scommesse sportive o il calcio. Ma è sicuramente il primo ambito, quello della fede, a stupire e perplimere. Penso anche alle scene de “La Madonna dell’Arco”&#8230;<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">Quella delle fede è una sottotraccia. Mi piaceva che convivessero l’anima del sacro e del profano. Un po’ come i grandi classici del cinema americano: i grandi devoti che poi sono i più sanguinari o la processione che finisce in una scena di sangue. I film degli ultimi anni hanno fatto tutto tranne che raccontare il centro storico, il cuore della città. A me piaceva l’idea di mostrare una città nel suo ventre, durante una processione, ed ecco perché ho scelto Spaccanapoli.</span></p>
<p><strong>Mentre la fede era così presente, lo Stato mancava. Mancava volutamente?<br />
</strong>Due ragionamenti. Da un lato, il modo in cui si riesce a conoscere oggi la criminalità organizzata è una modalità condizionata fortemente dalle nuove tecniche investigative, tutte incentrate sull’intercettazione. Penso, ad esempio, ai collaboratori di giustizia. Ci si è concentrati sulle intercettazioni ambientali e telefoniche, penetrando il mondo criminale esclusivamente dall’interno. Molti autori fanno ricorso alle testimonianze a disposizione e ai fascicoli processuali, soprattutto quando un regista vuole raccontare la luce e le ombre, il bene e il male. Dall&#8217;altro lato c’è la televisione che mette quasi sempre il poliziotto e il magistrato contro il mondo dei cattivi. Lì c’è il bene contro il male. Il racconto televisivo ha bisogno di arrivare al ventre dello spettatore rapidamente con puntate molto adrenaliniche che si discostano dal videogioco solo parzialmente. Noi cerchiamo di fare qualcosa di più complesso che possa rimanere nella storia cinematografica.</p>
<p><strong>L&#8217;attore Salvatore Striano, che nel film interpreta &#8216;O Piragna, ha espresso il suo punto di vista sulla differenza tra un carcerato e un pentito, dicendo che il primo è un onesto e il secondo ha scelto una scorciatoia. Concordi?<br />
</strong>Io credo che la scorciatoia vera non sia della persona che decide di collaborare con la giustizia, ma dello Stato che ha scelto strumenti non convenzionali (collaboratori di giustizia) per contrastare quello che non è riuscito a contrastare con la nostra Costituzione e con le leggi. Andrebbe rivisto l’impianto legislativo per i tempi che corrono.</p>
<p><strong>Secondo te per combattere la camorra ci vuole esercito, polizia, carabinieri e magistrati o ci vuole lavoro?<br />
</strong><span style="line-height: 1.5;">Serve la conoscenza. Io penso che l’istruzione sia lo strumento più formidabile capace di agire per contrastarla, generazione dopo generazione.</span></p>
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		<title>Rocco Hunt a Sanremo: «Il tweet del cardinal Ravasi? Il mio messaggio è arrivato ai piani alti»</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2016 11:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[festival di sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[rocco hunt]]></category>
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		<category><![CDATA[wake up]]></category>

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		<description><![CDATA[“Non dimentico mai le radici, perché in questa terra c’è scritto chi siamo”. È una strofa di &#8220;Wake up&#8221;, la canzone che Rocco Hunt ha portato a Sanremo, che è stata twittata perfino dal cardinale Gianfranco Ravasi. «È stata una sorpresa – ha detto l’incredulo rapper salernitano nel corso di una conferenza stampa – È &#8230; <a href="/spettacolo/rocco-hunt-a-sanremo-il-tweet-del-cardinal-ravasi-il-mio-messaggio-e-arrivato-ai-piani-alti/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Rocco Hunt a Sanremo: «Il tweet del cardinal Ravasi? Il mio messaggio è arrivato ai piani alti»</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>“Non dimentico mai le radici, perché in questa terra c’è scritto chi siamo”. È una strofa di<strong> &#8220;Wake up&#8221;</strong>, la canzone che <strong>Rocco Hunt</strong> ha portato a Sanremo, che è stata twittata perfino dal cardinale <strong>Gianfranco Ravasi</strong>. «È stata una sorpresa – ha detto l’incredulo rapper salernitano nel corso di una conferenza stampa – È la prima volta che un cardinale mi twitta. Solo don Osvaldo, il parroco della mia chiesa a Salerno, lo aveva fatto prima. Vuole dire che il mio messaggio è riuscito ad arrivare anche ai piani alti».</p>
<p>Dal Vaticano alla politica il passo è breve e Rocco Hunt: «Negli Stati Uniti Obama cita i rapper – ricorda il cantante – in Italia il presidente Renzi no. Vuol dire che siamo indietro anche in questo». E a chi gli chiede dell’<strong>esercito a Napoli</strong>, risponde senza mezze misure: «<strong>Ci vorrebbe in Parlamento</strong>».</p>
<p>Sulla partita in chiave scudetto <strong>Juventus-Napol</strong>i, che sarà in contemporanea con la finale del Festival di Sanremo sabato sera, scherza: «Spero di esibirmi dopo e di riuscire a vedere la partita. Comunque i miei amici dicono: se Rocchino vincesse Sanremo e il Napoli lo scudetto, schiattano tutti quanti».</p>
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		<title>“Il sindaco pescatore”: approda su Raiuno la storia di Angelo Vassallo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2016 14:45:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[sindaco pescatore]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà proiettato in anteprima venerdì 5 febbraio al cinema Barberini di Roma il film “Il Sindaco Pescatore”. Tratto dall’omonimo libro di Dario Vassallo e Nello Governato, il film racconta la storia di Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica barbaramente ucciso il 5 settembre 2010 con nove colpi di pistola mentre rincasava. Ad interpretarlo è Sergio &#8230; <a href="/spettacolo/il-sindaco-pescatore-approda-su-raiuno-la-storia-di-angelo-vassallo/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">“Il sindaco pescatore”: approda su Raiuno la storia di Angelo Vassallo</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sarà proiettato in anteprima venerdì<strong> 5 febbraio</strong> al cinema Barberini di Roma il film “<strong>Il Sindaco Pescatore</strong>”. Tratto dall’omonimo libro di <strong>Dario Vassallo</strong> e <strong>Nello Governato</strong>, il film racconta la storia di <strong>Angelo Vassallo</strong>, il sindaco di Pollica barbaramente ucciso il <strong>5 settembre 2010</strong> con nove colpi di pistola mentre rincasava. Ad interpretarlo è <strong>Sergio Castellitto</strong>, spalleggiato da <strong>Renato Carpentieri</strong>, nei panni di <strong>Gerardo Spira</strong>, il fedelissimo segretario comunale ai tempi dell’amministrazione Vassallo. La pellicola sarà visibile nella prima serata di lunedì<strong> 8 febbraio</strong> su Raiuno.</p>
<p>«Il film per Angelo – spiega Dario Vassallo, presidente della <a href="http://fondazionevassallo.it" target="_blank">Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore</a> – vuole essere un omaggio a chi si è impegnato fino alla morte per cambiare il destino di un territorio e del proprio Paese. È dedicato a <strong>Lorenzo Rago</strong>, il sindaco di Battipaglia scomparso nel buio di una fredda notte invernale del ‘53, nel pieno delle sue funzioni, e a <strong>Marcello Torre</strong>, il sindaco di Pagani ucciso dalla camorra l’11 dicembre 1980. <strong>Lorenzo</strong>, <strong>Marcello</strong> ed <strong>Angelo</strong> sono stati tre sindaci che hanno provato a trasformare il territorio della provincia di Salerno<strong> da terra di briganti a terra di legalità</strong>. Questi <strong>tre sindaci</strong> – continua Vassallo – vestiti dalla volontà del popolo ci hanno insegnato che al di là della linea che congiunge il <strong>mare</strong> con il <strong>cielo</strong> ci sono i <strong>sogni</strong>: il nostro è che si possa costruire un <strong>Paese</strong> migliore, dove regni la legalità e l&#8217;onestà. In questi anni il nostro <strong>sogno</strong> è stato condiviso dalla società civile, da migliaia di <strong>giovani</strong>, da centinaia di amministratori che hanno sposato i valori della nostra Fondazione».</p>

<figure class='normal-img'><a class='album-link' href='/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.08.24.png'><img width="150" height="93" src="/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.08.24-150x93.png" class="attachment-thumbnail" alt="Sergio Castellitto in &quot;Il Sindaco Pescatore&quot;" /></a><figcaption></figcaption></figure>
<figure class='normal-img'><a class='album-link' href='/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.08.44.png'><img width="150" height="100" src="/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.08.44-150x100.png" class="attachment-thumbnail" alt="Sergio Castellitto in &quot;Il Sindaco Pescatore&quot;" /></a><figcaption></figcaption></figure>
<figure class='normal-img'><a class='album-link' href='/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.08.14.png'><img width="150" height="99" src="/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.08.14-150x99.png" class="attachment-thumbnail" alt="Sergio Castellitto in &quot;Il Sindaco Pescatore&quot;" /></a><figcaption></figcaption></figure>
<figure class='normal-img'><a class='album-link' href='/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.06.23.png'><img width="150" height="99" src="/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.06.23-150x99.png" class="attachment-thumbnail" alt="Sergio Castellitto in &quot;Il Sindaco Pescatore&quot;" /></a><figcaption></figcaption></figure>
<figure class='normal-img'><a class='album-link' href='/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.07.50.png'><img width="150" height="98" src="/wp-content/uploads/2016/02/Schermata-2016-02-04-alle-18.07.50-150x98.png" class="attachment-thumbnail" alt="Sergio Castellitto in &quot;Il Sindaco Pescatore&quot;" /></a><figcaption></figcaption></figure>

<p>La fiction – prosegue Dario Vassallo – serve a <strong>scuotere le coscienze</strong> di chi non ha sentito nove colpi di pistola, di chi ha contrastato il cammino della Fondazione Vassallo e di chi ha girato lo sguardo dall’altra parte. Queste persone con il loro comportamento si sono rese <strong>complici</strong>. Il film – conclude – ci aiuterà ad arrivare alla <strong>verità</strong>».</p>
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		<title>Un carnevale alternativo con il dj che ha fatto ballare Ibiza, Londra e Berlino: a Napoli arriva Reelow</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2016 11:59:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[reelow]]></category>

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		<description><![CDATA[Un carnevale alternativo al ritmo di tech house, dance ricercata e techno di tendenza, nel solco della club culture più raffinata. Tutto da ballare e rigorosamente in maschera. Sabato 6 febbraio (dalle 23.00 alle 5.00) Iconoclast events presenta al Moses Club di Napoli l’Alternative Carnival Party. Star della serata il dj e produttore magiaro Reelow, per la prima volta in &#8230; <a href="/spettacolo/un-carnevale-alternativo-con-il-dj-che-ha-fatto-ballare-ibiza-londra-e-berlino-a-napoli-arriva-reelow/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Un carnevale alternativo con il dj che ha fatto ballare Ibiza, Londra e Berlino: a Napoli arriva Reelow</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un carnevale alternativo al ritmo di tech house, dance ricercata e techno di tendenza, nel solco della club culture più raffinata. Tutto da ballare e rigorosamente in maschera. Sabato 6 febbraio (dalle 23.00 alle 5.00) <strong>Iconoclast events</strong> presenta al <strong>Moses Club</strong> di Napoli l’<strong>Alternative Carnival Party</strong>. Star della serata il dj e produttore magiaro <strong>Reelow</strong>, per la prima volta in Campania, anticipato dal <em>back 2 back</em> dei napoletani <strong>SSigilli</strong>+<strong>Viscovo</strong>.</p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-43093" src="/wp-content/uploads/2016/02/2d90cc73-a013-47a1-8a6a-1dc40c94fedc.jpg" alt="dj Reelow" width="1001" height="667" /></p>
<p>Nato in Ungheria, ma da anni residente in Spagna, Reelow (al secolo Károlyi Renato) è uno dei più audaci dj e producer europei, al vertice delle top chart di settore. Entrato nella scena underground della tech house nel 2011, la sua crescita musicale lo ha trasformato in uno dei nomi più conosciuti a <strong>Budapest</strong> e lo ha lanciato sui dancefloor dei migliori club al mondo, dal Ministry of Sound di <strong>Londra</strong> alla Loftus Hall di <strong>Berlino</strong>, dal Garage di <strong>Liverpool</strong> ai vari Privilege, Sankeys e Pacha di <strong>Ibiza</strong>, fino al Sonar di <strong>Barcellona</strong>, il festival di riferimento dell’elettronica europea. Ha pubblicato per le maggiori etichette di settore come Time Has Changed, Moan, Serkal, Inmotion Music, Kosmophono e Hopeless, sfornando grandi remix con linee di basso corpose, riff indelebili e ritmi incalzanti. Vanta un incredibile catalogo di produzioni musicali, ispirato dai più seguiti deejay del momento: Marco Carola, Adam Beyer, Oxia, Joseph Capriati, Shomi Aber, Anja Schneider, Robert Dietz, Hector, DJ Sneak, solo per citarne alcuni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>DOVE:</strong> Moses Club, via Vincenzo Petagna 15, Napoli<br />
<strong>QUANDO:</strong> 6 febbraio, ore 23.00<br />
<strong>QUANTO:</strong> 8€<br />
<strong>INFO:</strong> 328.7157517</p>
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		<title>Il Teatro ricorda una strage occultata per quasi un secolo</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 06:11:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Lucio Morsa]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>

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		<description><![CDATA[In occasione della giornata della memoria è andata in scena al CineTeatrolaPerla di Napoli “Nasza Klasa – La nostra classe” di Tadeusz Slobodzianek per la regia di Massimiliano Rossi. Lo spettacolo, dopo il notevole successo riscosso in giro per il mondo, vede dieci attori, tra i quali proprio il regista Rossi, impegnati nel far rivivere &#8230; <a href="/spettacolo/il-teatro-ricorda-una-strage-occultata-per-quasi-un-secolo/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">Il Teatro ricorda una strage occultata per quasi un secolo</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della giornata della memoria è andata in scena al CineTeatrolaPerla di Napoli “<strong>Nasza Klasa – La nostra</strong> <strong>classe”</strong> di<strong> Tadeusz Slobodzianek </strong>per la regia di <strong>Massimiliano Rossi</strong>. Lo spettacolo, dopo il notevole successo riscosso in giro per il mondo, vede dieci attori, tra i quali proprio il regista Rossi, impegnati nel far rivivere una storia durata un secolo: dal 1925, anno in cui i dieci personaggi erano “una classe”, fino ai giorni d&#8217;oggi, passando per l&#8217;occupazione sovietica, poi quella nazista, quindi nuovamente la sovietica, con un terribile segreto da nascondere.</p>
<p>La scena si presenta spoglia, composta unicamente di banchi e sedie, sì, proprio come a scuola, con disegnati sul muro alle spalle i <strong>quattro simboli</strong> che permeeranno la loro vita e la loro morte, ciò che li spingerà ad agire, spesso, in una direzione anziché in un&#8217;altra: una croce cristiana, una stella di David ebraica, una svastica nazista e una falce e martello sovietica. In realtà l&#8217;antisemitismo di base, unito alle pressioni della condizione umana, con tutte le sue contraddizioni, istinti, impulsi, basteranno a creare le tensioni che, esacerbate dall&#8217;imminente guerra e dal consolidarsi di nazionalismi e sistemi totalitari sempre più invadenti, esploderanno in un turbine di odio e violenza.</p>
<p><img class="banner alignleft wp-image-42992 size-full" src="/wp-content/uploads/2016/01/stampa2-e1454080329593.jpg" alt="“Nasza Klasa – La nostra classe” " width="450" height="600" /></p>
<p>“La nostra classe” è un’opera che parla di rancore e odio, di vita e morte, ma soprattutto della <strong>fragilità dell’uomo</strong>, della sua rapacità, della sua incapacità di opporsi alla foga delle masse, di una tragedia che porta l&#8217;iscrizione “qui vennero bruciati 1600 ebrei”, e dell&#8217;omertà di un intero paese polacco, in cui metà della popolazione assassinò l&#8217;altra metà e per mezzo secolo ha conservato gelosamente questo segreto, attribuendo la colpa all&#8217;occupazione nazista. Così i compagni di classe si amano, bevono insieme, si uccidono, si vendono al nemico di turno, si invidiano e si aiutano in un continuo compromesso, alla ricerca del male minore o del maggior guadagno.</p>
<p>Gli attori sono sempre in scena, i vivi e i morti, per due ore e mezza danno spettacolo con una intensità notevole, nei loro occhi a guardar bene si possono vedere <strong>le ambizioni dei giovani polacchi del ‘25</strong>, la cupidigia e la ferocia, la voglia di vivere e la rassegnazione, il tutto in un racconto forte e talvolta volutamente didascalico. Molto interessante anche la presenza-assenza dei personaggi in controscena, quelli nascosti, quelli lontani, quelli che sono dall&#8217;altra parte, che osservano e giudicano con un semplice sguardo tutto ciò che accade al centro della scena. I giochi di luce, così come la musica, rimangono al margine della storia, lasciando alla fisicità degli attori e alla forza di un racconto così truce, il compito di colpire al cuore dello spettatore. <strong>Uno spettacolo di unica intensità</strong>, che scorre piacevolmente tra barbarie ed uccisioni, con tutte le criticità della condizione umana che la fanno da padrone, a cui i curatori del progetto Rossi e Power hanno dato il giusto rilievo, non rimanendo ancorati alla semplice commemorazione di una strage degli anni più bui dello scorso secolo.</p>
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		<title>In ricordo di Peppino, che rese nobile la farsa</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2016 08:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Nocera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[pappagone]]></category>
		<category><![CDATA[peppino de filippo]]></category>

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		<description><![CDATA[«Possibile, dico io, che ancora non avete imparato a pronunciare il mio nome?». Con quello sguardo un po’ sornione, un po’ spazientito, il tipografo Giuseppe Lo Turco si rivolgeva al portiere Antonio Bonocore che si ostinava a storpiarne il nome: «Lo Turzo, Lo Struzzo, Lo Tuzzo». È una delle gag più famose de La Banda &#8230; <a href="/spettacolo/in-ricordo-di-peppino-che-rese-nobile-la-farsa/" class="more-link">Continua a leggere <span class="screen-reader-text">In ricordo di Peppino, che rese nobile la farsa</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>«Possibile, dico io, che ancora non avete imparato a pronunciare il mio nome?». Con quello sguardo un po’ sornione, un po’ spazientito, il tipografo <strong>Giuseppe Lo Turco</strong> si rivolgeva al portiere Antonio Bonocore che si ostinava a storpiarne il nome: «Lo Turzo, Lo Struzzo, Lo Tuzzo». È una delle gag più famose de <em>La Banda degli Onesti</em>, diretto nel 1956 da Camillo Mastrocinque con l’indimenticabile duo Peppino De Filippo-Totò. Anzi: prima Totò e poi Peppino. Nell’immaginario comune <strong>il principe de Curtis viene sempre prima di De Filippo</strong>, per la malcelata idea che vede quest’ultimo come semplice “spalla” del protagonista principale. Un semplice comprimario; di lusso, ma pur sempre un comprimario.</p>
<p><iframe width="660" height="495" src="https://www.youtube.com/embed/-9D-hWp6tKk?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Oggi sono 36 anni che Peppino non c’è più. Ma <strong>questo piccolo “pregiudizio” nei suoi confronti fatica ancora a morire</strong>. Sì: perché “il fratello di Eduardo”, altra definizione che spesso gli viene affibbiata, era un autore e attore di tutto rispetto, con una propria visione ben definita del teatro, del cinema e dell’arte di recitare. Ben lungi dall’essere un attore “di maniera”, un manovale del palcoscenico, <strong>Peppino aveva ben chiare le sue idee sulla poetica teatrale</strong>, che lo portarono a scontrarsi a più riprese col fratello Eduardo (con cui tagliò i rapporti per anni): il secondo più propenso a un teatro che raccontasse l’aspetto tragicomico e neorealista del vivere quotidiano, il primo innamorato della commedia, dell’arte di far ridere, «che è sempre più difficile di quella di far piangere», amava ripetere.</p>
<p><iframe width="660" height="371" src="https://www.youtube.com/embed/gx4M7YFKj4g?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>I tempi cambiano, e con essi i detti e i proverbi. Ma fino a qualche tempo fa non era raro trovare una nonna o un’anziana signora che, nel vedere una persona particolarmente imbranata, esclamava: «Madò, mi pari Pappagone». <strong>Gaetano Pappagone</strong> fu il personaggio inventato e reso celebre proprio da Peppino De Filippo, un servitore e domestico parecchio impacciato che fece presto innamorare di sé bambini e adulti di tutta Italia, all’epoca di Carosello e di Scala Reale, nel mezzo degli anni ’60. Quella televisione di cui Peppino era parte integrante segnò l’immaginario, <strong>i personaggi uscivano dallo schermo per entrare nella parlata quotidiana</strong>, nei modi di dire e nel pensiero comune. Peppino De Filippo ebbe questa forza: quella di scardinare il suo ruolo di eterno comprimario per diventare protagonista della scena, dimostrare che anche la farsa e il comico hanno una dignità artistica che nulla ha da invidiare a quella del più “blasonato” fratello. Una sorta di duello a distanza che, in verità, non si è mai sopito fino alla morte di entrambi.</p>
<p>Peppino era più della semplice lettera alla <em>Malafemmena</em>; molto più del tipografo Lo Turco o del Totò e Peppino divisi a Berlino. Era questo e molto altro. <strong>Sapeva conciliare comico e arte “alta”, farsa e spettacolo</strong>. Senza mai perdere in garbo e in ironia. Un vero artista d’altri tempi, come diremmo oggi. Di quelli che non ne nascono più.</p>
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